Domenico Muti, manager culturale e figlio del maestro Riccardo Muti, ha comunicato la sua decisione di recedere con effetto immediato dal ruolo di consulente per le tournée internazionali del Teatro La Fenice di Venezia. In una lettera inviata al sovrintendente Nicola Colabianchi, Muti ha spiegato che “Purtroppo il clima che è stato creato non mi permette di portare avanti con serenità il mio incarico. Ho deciso quindi di recedere con effetto immediato dal contratto tra noi in essere, non ritenendo più possibile operare in questa situazione".
Le motivazioni della rinuncia
La decisione di Muti è maturata in seguito alle critiche mosse dai sindacati, che avevano denunciato “opacità” nelle consulenze esterne della Fondazione. Il contratto, stipulato per un periodo di tre anni (dal 3 novembre 2025 al 2 novembre 2028), prevedeva un compenso annuo di 30.000 euro. Muti ha ringraziato Colabianchi per l’opportunità, sottolineando il suo entusiasmo iniziale e la volontà di valorizzare la storia del teatro e le sue maestranze. Come riporta l'Adnkronos, nella lettera, Muti informa Colabianchi "di rinunciare altresì ai compensi già maturati e allo stato non ancora richiesti né percepiti". Muti coglie, infine, l'occasione di ringraziare il sovrintendente per avergli affidato questo "importante incarico di consulente della Fondazione Teatro La Fenice per le tournée Internazionali.
Incarico che avevo accettato con entusiasmo e che avrei voluto condurre con la massima professionalità, ben conscio della gloriosa storia del Teatro La Fenice e delle varie opportunità che avremmo potuto sviluppare".
Reazioni e contesto
Il sovrintendente Colabianchi ha espresso all'Adnkronos “profondo sentimento di amarezza” per l’interruzione di una collaborazione che, a suo dire, stava producendo risultati di rilievo sul piano internazionale. Ha ricordato che erano in corso progetti per tournée in Cina, Giappone, Emirati Arabi Uniti e Germania per il 2027 e 2028, e ha auspicato che Muti possa riconsiderare la sua decisione. Marco Trentin, orchestrale e sindacalista della Fials, ha commentato che la vicenda evidenzia l’importanza della trasparenza e del confronto nelle scelte gestionali, precisando che i sindacati non avevano alcuna ostilità personale nei confronti di Muti, ma avevano chiesto chiarimenti sulle consulenze esterne.