È scomparso all'età di settantatré anni David Riondino, figura poliedrica della scena culturale italiana. Nato a Firenze nel 1952, Riondino è stato un artista completo: cantautore, attore, scrittore, regista e uomo di spettacolo, la cui carriera ha spaziato in diversi ambiti. L'amica Chiara Rapaccini ha annunciato la sua scomparsa. I funerali si terranno martedì 31 marzo 2026, alle ore undici, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo a Roma.
La sua produzione artistica fu sempre caratterizzata da satira pungente, sarcasmo e una spiccata capacità di osservazione.
Qualità che lo resero celebre in televisione e sulla carta stampata. Iniziò la carriera musicale negli anni Settanta con il Collettivo Victor Jara, incidendo due dischi. Pubblicò poi album come "Boulevard" e "Tango dei Miracoli", con illustrazioni di Milo Manara. Sua la hit "Maracaibo", interpretata da Lu Colombo nel 1981. Collaborò con le più note firme della satira italiana, contribuendo a riviste come "Tango", "Cuore", "Comix" e "Linus".
Teatro e televisione: tra ironia e personaggi
A teatro, Riondino portò in scena spettacoli di successo. Tra questi, "Chiamatemi Kowalski" e “La commedia da due lire” con Paolo Rossi. Collaborò anche a progetti con Sabina Guzzanti e Dario Vergassola. In televisione, inventò personaggi come Joao Mesquinho, il finto cantautore brasiliano del Maurizio Costanzo Show, e partecipò a "Lupo solitario" di Antonio Ricci.
Nel 1995, condusse con Daria Bignardi “A tutto volume” e partecipò a diverse edizioni di "Quelli che il calcio".
Recitò in importanti film come "Maledetti vi amerò" di Marco Tullio Giordana, "La notte di San Lorenzo" dei Taviani, "Kamikazen" di Gabriele Salvatores e "Cavalli si nasce" di Sergio Staino. Firmò la regia del film "Cuba Libre, velocipedi ai Tropici" nel 1997 e realizzò documentari sugli improvvisatori cubani. Dal 1997, il sodalizio con Dario Vergassola portò a spettacoli come “I Cavalieri del Tornio” e "Todos Caballeros".
L'eredità nella letteratura e nella cultura
David Riondino fu anche promotore culturale. Ideò il festival “Il giardino della poesia” a San Mauro Pascoli, con cicli di “letture illustrate” su autori come D’Annunzio e Ovidio.
Tra le sue pubblicazioni: "Rombi e Milonghe" (Feltrinelli), "Sgurz" (Nottetempo) e "Il Trombettiere" (Magazzini Salani), illustrato da cento disegni di Milo Manara. Nel 2019, "Sussidiario" (Castelvecchi) raccolse molti dei suoi scritti satirici in versi.
Per la radio svizzera, curò il ciclo "Bolero come terapia", traducendo e commentando boleros. Riondino enfatizzò l'importanza della creatività collettiva e dell'immaginazione, affermando: “Tutta la letteratura nasce dal passare il tempo con gli amici, inventando storie e anche teatralizzandole. All’origine c’è l’immaginarsi diversi, in altre vite. È questa l’idea”. La sua figura di artista poliedrico e anticonformista ha lasciato un'impronta originale nella cultura e nello spettacolo italiani, caratterizzando oltre cinquant’anni di storia con uno sguardo ironico ma consapevole della realtà sociale.