Alessandro Mannarino ha annunciato il suo nuovo disco, il sesto della sua prolifica carriera, svelando le profonde motivazioni che hanno ispirato questo atteso lavoro. Il cantautore romano ha spiegato che il progetto è nato da “domande arrivate come fendenti”, le quali hanno dato vita a un percorso creativo fatto di interruzioni, deviazioni e continue ricerche. L'annuncio, reso pubblico il 6 maggio 2026, segna una tappa significativa nel cammino artistico di Mannarino, celebre per la sua abilità di intrecciare musica e parole per esplorare il senso della vita.

L'album, Primo Amore, in uscita l'8 maggio per Bmg arriva a cinque anni di distanza da V, ed è un nuovo progetto che considera la naturale prosecuzione del disco precedente. All'ANSA spiega: "V uscì nel 2021, in un momento di recrudescenza del covid. Eravamo presi da altro e non ha trovato un pubblico attento ad accoglierlo. Fu un momento difficile - spiega Mannarino - che per me fu molto proficuo a livello di ricerca personale: mi sono trovato da solo, a fare i conti con me stesso, con quello che faccio nella vita. Da lì è partito il processo - passato nella solitudine e nel dolore - che mi ha portato a pensare all'idea di quello che volevo scrivere, che volevo comunicare con la musica, con il suono, l'armonia, le melodie.

Non ho trovato risposte alle mie domande, ma ho guardato in faccia il mistero e sono andato alla ricerca di me stesso".

L'interiorità

Con Primo Amore, il cantautore sposta lo sguardo dall’esterno all’interiorità. Il suo sesto album di inediti ha iniziato a prendere forma durante un soggiorno in una capanna a Panama, dove si è isolato per un mese portando con sé soltanto una piccola chitarra. "solo da un chitarrino, al disco in quel momento non pensavo: è stata una conseguenza del mio percorso". Un lavoro nato quindi in modo spontaneo e viscerale: "E al sesto album magari può essere difficoltoso trovare le motivazioni, ma a me non è successo, nel senso che è venuto proprio dalle viscere, avevo voglia di dire certe cose e di dirle poeticamente".

L’album costruisce così un universo sonoro fatto di contrasti continui — cielo e terra, vita e morte, luce e oscurità — in cui il racconto personale diventa anche riflessione sul mondo circostante. Un percorso circolare che, nelle intenzioni dell’artista, si sviluppa attraverso un’essenzialità sia musicale sia narrativa. "Ho tolto il superfluo per far entrare le persone in qualcosa che le portasse fuori dalla realtà e le avvicinasse a un'altra percezione attraverso la musica".

Mannarino precisa che questa dimensione più intima non nasce da una delusione verso il pubblico, anche se non nasconde il proprio sguardo critico sull’industria musicale, sulla comunicazione e su eventi come il Festival di Sanremo o il Concerto del Primo Maggio.

"Della musica intesa come numeri o successi, non mi frega niente. Sono andato avanti anni senza l'appoggio di stampa e tv. Io sono come un uccellino su un albero che cinguetta: la musica e la voce sono il mio suono nel mondo".

Una posizione che emerge anche parlando delle sue scelte artistiche e televisive: "Al Concertone del Primo Maggio non sono andato per scelta: ci andrò quando non avrò niente in promozione. Sanremo? Nel 2024 mi aveva cercato Amadeus ma ero in Brasile, perché il problema è che Sanremo coincide con il carnevale: e allora se me devo mascehra' me maschero davvero - sottolinea, marcando l'accento romano -. Non lo so se andrò mai: non mi piacciono le gare. Tra l'altro si chiama festival della canzone italiana, ma la canzone ha pochissimo valore rispetto al personaggio, aspetto sul quale si fa campagna acquisti.

Poi bisogna stare attenti perché è un momento in cui tutto il Paese si raduna, si ferma tutto. E ogni volta che c'è tutta questa attenzione, con milioni e milioni di spettatori, il potere di turno mica se ne sta buono, non se lo fa scappare. Bisogna stare attenti a 'sta roba del pane e circo: io non voglio stare in contesti in cui io sono lo specchietto per le allodole, tra una pubblicità e l'altra".

La nascita di Primo Amore

Nel raccontare la genesi di Primo Amore, il cantautore parla di un coinvolgimento totale, personale ed emotivo: "l'anima mia e tutto il cuore, oltre a tutta la ricerca fatta in questi anni. Ho pianto mentre scrivevo, mi sono indagato dentro, ho fatto un viaggio lontanissimo per riportare indietro queste cose.

E dove le porto? In un cazzareggio dove si ciarla e si fa gossip".

Da qui nasce anche la sua critica verso la musica contemporanea e il sistema discografico. "Non ci sono canzoni jingle. E invece mi pare che la musica italiana vada tutta in questa direzione, la responsabilità è delle case discografiche e molto anche di tutto il sistema di diffusione, di informazione, dei social".

Un disagio che l’artista non nasconde nemmeno guardando al clima culturale e sociale attuale: "Arrabbiato? Ma come si fa a non esserlo in questo momento e in questa situazione? Sembra di vivere in un libro di Orwell. Se anche il sistema si appropria degli artisti...".

Alessandro Mannarino: un'identità artistica consolidata

Alessandro Mannarino si annovera tra i più riconoscibili esponenti della nuova canzone italiana d’autore. Nato a Roma nel 1979, ha raggiunto la notorietà nel 2009 con l'album “Bar della rabbia”. Da allora, ha pubblicato lavori di successo come “Supersantos”, “Al Monte”, “Apriti cielo” e “V”. Il suo stile distintivo, profondamente intriso di riferimenti al folklore romano, esplora tematiche legate all'uomo, alla società e alle contraddizioni dell'esistenza moderna. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui una prestigiosa Targa Tenco, e i suoi spettacoli dal vivo sono apprezzati per la loro teatralità e l'intensa forza comunicativa.