Il 22 agosto, Melpignano ha ospitato la Notte della Taranta 2026, richiamando circa 150 mila persone. L'evento, trasmesso in Eurovisione, ha celebrato l'ottantesimo anniversario della Repubblica italiana. Sotto la direzione artistica di Ermal Meta, il concertone ha esplorato il concetto di “identità culturale imperfetta”, valorizzando tradizione e nuove contaminazioni. L'apertura ha visto una rielaborazione ritmica dell'Inno di Mameli, eseguita da Meta con l'Orchestra Popolare, accompagnata da immagini storiche delle donne al voto nel 1946. L'edizione ha enfatizzato accoglienza, relazione e ascolto e l'inedito ‘Nu simu nienti’, simbolo di resilienza.

Artisti e contaminazioni sul palco

Nella spianata degli Agostiniani, la serata ha offerto coreografie e performance intense, unendo pizziche, ballate, canti di lavoro e stornelli in lingua salentina e grika. Dopo l'apertura dei Mascarimiri, il palco ha accolto artisti come Alessandra Amoroso, Gisela João (fado) e Levante. Le loro esibizioni hanno arricchito la varietà sonora, con Amoroso che ha danzato la pizzica “Santu Paulu”. Le coreografie di Fredy Franzutti e le contaminazioni stilistiche, come quella tra barocco e Rondò Veneziano in “Menamenamò”, hanno caratterizzato la serata.

La Notte della Taranta: tra radici e futuro

L'edizione 2026 ha riaffermato la sua identità storica come rito collettivo che unisce generazioni e valorizza la ricchezza multietnica del Salento.

Il backstage ha mostrato un'atmosfera più sobria, ponendo la musica al centro. La vera protagonista è rimasta la tradizione.

Massimo Bray, presidente della Fondazione Notte della Taranta, ha annunciato che il 2027 segnerà i trent'anni del concertone, preannunciando importanti novità. La Notte della Taranta si proietta così verso il suo trentennale, mantenendo la sua doppia anima: trasmissione delle radici storiche del territorio e laboratorio di ricerca e contaminazione musicale.