Il pianista Danilo Rea ha incantato il pubblico del Teatro dei Vigilanti di Portoferraio con un memorabile concerto di piano solo, svoltosi nell’ambito del festival Elba Isola Musicale d’Europa. La sua esibizione, basata sull'improvvisazione, ha offerto un dialogo costante con melodie note. La performance, accolta dagli applausi, ha trasformato brani riconosciuti in un flusso musicale ininterrotto, dove tempi, strutture, tonalità e ritmi sono stati alterati e ricomposti. Questo approccio ha permesso di accostare con naturalezza la canzone d’autore italiana, i classici del jazz, la lirica, il repertorio internazionale e la tradizione popolare, creando un'amalgama unica e coinvolgente.

Al centro del lavoro artistico di Rea vi è la ricerca della libertà dell’istante. «Nell’improvvisazione cerco la libertà, di trasgredirmi sempre», ha spiegato il pianista, delineando un metodo che prende le mosse dalla melodia per poi scomporla e ricostruirla. Rea destruttura un brano, lo esplora da diverse angolazioni, ne conserva il profilo riconoscibile ma lo amplia, lo modula e lo sposta in un altro spazio sonoro. Questa pratica si traduce in un concerto senza programma fisso: «Non c’è mai un programma, è un flusso di pensiero», ha rivelato, paragonando la sua capacità di ascolto interiore a un’«antenna parabolica» che procede per associazioni di idee.

La serata di Portoferraio, durata un’ora e mezza, ha saputo intrecciare una pluralità di materiali sonori.

Danilo Rea ha incluso capolavori della canzone d’autore italiana di Gino Paoli, Luigi Tenco e Fabrizio De André. Non sono mancate arie pucciniane (Tosca, Turandot, Gianni Schicchi) e l’Habanera dalla Carmen di Bizet. Il repertorio internazionale ha visto brani celeberrimi quali Moon River, selezioni da West Side Story, Your Song di Elton John, Caruso di Lucio Dalla, e melodie popolari e latine come Besame Mucho, Tico Tico, Quizas, Quizas, Quizas, oltre a successi degli Abba e l’intramontabile Over the Rainbow. Il pubblico è stato invitato a riconoscere i frammenti originali all’interno di una trama musicale che li smontava e ricomponeva con geniale inventiva.

Rea ha inoltre riflettuto sul rischio di un concerto senza pause, con l’applauso che giunge solo al termine.

La sua scommessa si basa sulla memoria condivisa delle melodie: ogni ascoltatore possiede una conoscenza profonda di quei motivi e li ha attraversati personalmente. «La canzone è come un profumo che ti ricorda qualcosa avvenuta 30 anni prima», ha osservato il pianista, sottolineando il potere evocativo della musica. Nella medesima riflessione, Danilo Rea ha espresso un giudizio critico sul panorama attuale della musica leggera, che egli trova «sempre meno stimolante armonicamente e melodicamente», evidenziando una preoccupazione per la sua evoluzione.