Il direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia, Alberto Barbera, ha fermamente difeso la decisione di includere Naza, il documentario politico diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, nel concorso dell'83/a edizione della rassegna. Le sue dichiarazioni, rilasciate a Venezia il 12 settembre 2026, sono giunte a poche ore dal verdetto finale e hanno chiarito il suo ruolo rispetto alla selezione del film e all'eventuale assegnazione di un premio.

Interrogato sulla possibilità che Naza possa aggiudicarsi il Leone d'oro, Barbera ha sottolineato la netta distinzione tra la fase di selezione delle opere e quella di giudizio della giuria.

Il direttore artistico ha precisato di non avere alcuna voce in capitolo sull'assegnazione dei premi, limitandosi esclusivamente alla scelta dei film da ammettere. Riguardo alla presenza del documentario in concorso, ha dichiarato senza esitazioni: "non ammetterlo sarebbe stato ingiusto. Un atto di codardia, uno sfuggire alla responsabilità di una scelta doverosa di fronte a quello che è successo".

La scelta del concorso e il tema del documentario

L'opera di Abraham e Szor è interamente dedicata all'analisi del sistema di attacco alla Striscia di Gaza e alle tragiche conseguenze sulle vittime civili. La sua collocazione all'interno del concorso principale dell'83/a Mostra del Cinema di Venezia rappresenta il fulcro della posizione assunta da Barbera, il quale ha categoricamente respinto l'ipotesi di una selezione fuori concorso.

Il direttore artistico ha motivato tale scelta evidenziando la profonda natura cinematografica del lavoro, definendolo autentico cinema e non un semplice prodotto televisivo.

Barbera ha anche affrontato le inevitabili polemiche sorte attorno al documentario. L'esercito israeliano ha contestato il film, sostenendo che le testimonianze presentate siano anonime e prive di fondamento. A queste obiezioni, il direttore artistico ha replicato che tale contestazione rientra nella logica difensiva dell'esercito stesso. Ha inoltre collegato la sua decisione di ammettere il film alla difficoltà di mantenere un atteggiamento di indifferenza di fronte alla gravità degli eventi mondiali richiamati con forza dal documentario.

Gli autori e il rigoroso lavoro sulle testimonianze

Nel dibattito pubblico che ha accompagnato la presentazione del film, gli autori Yuval Abraham e Rachel Szor hanno approfondito il processo creativo di Naza. Hanno spiegato che il documentario è il risultato di quasi tre anni di meticolosa indagine e si basa su numerose testimonianze anonime raccolte da militari e membri dell'intelligence israeliana. Yuval Abraham ha difeso con determinazione il rigoroso metodo di verifica impiegato per il materiale raccolto, assicurando l'accuratezza delle informazioni presentate.