A Venezia 83 è stato presentato ‘Oasis: Don’t Look Back in Anger’, documentario sulla reunion degli Oasis e il ricongiungimento tra Liam e Noel Gallagher. Diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, scritto da Steven Knight, il film esplora il ritorno della band focalizzandosi sul ruolo del pubblico e la forza dei concerti, non solo sul conflitto familiare.
Il pubblico al centro della reunion
La riunione, spiegano i registi, non è nata da scuse o chiarimenti privati, ma da un percorso fragile costruito nel contatto con i fan. L'esito era incerto fino al primo concerto: Liam e Noel non condividevano uno spazio operativo da anni; le prove nel documentario segnano il loro primo vero contatto.
Il documentario segue questa tensione senza ridurla a regolamento di conti. La distanza tra i Gallagher è elemento narrativo, ma non l’unico motore. La risposta emotiva dei fan, concerto dopo concerto, ha contribuito a un nuovo equilibrio; il calore del pubblico è stato la forza motrice che ha spinto i fratelli a riconoscere il peso collettivo della loro storia.
Oltre il conflitto: una narrazione di riconnessione
Steven Knight ha voluto un’impostazione che superasse il documentario tradizionale sul conflitto. L’obiettivo era una riconnessione più ampia, includendo band, fratelli Gallagher e fan che hanno legato ai brani degli Oasis ricordi di caduta e rinascita. Il film allarga lo sguardo a fan di diversi Paesi, mostrando come le canzoni siano circolate anche durante l’assenza del gruppo.
Prove, backstage e momenti dal vivo compongono la struttura, restituendo il clima di un ritorno atteso ma non scontato. La reunion degli Oasis, dopo la rottura del 2009, è il punto di partenza per una narrazione sulla forza dei legami e sull'impatto duraturo della musica.