La XVIII campagna di scavo dell’Università del Salento nell’antica città romana di Aquinum ha riportato alla luce due eccezionali reperti archeologici: un cippo decorato e un altare votivo marmoreo. Questi importanti ritrovamenti sono stati presentati al pubblico durante il Weekend dell’Archeologia, che ha concluso la stagione di ricerca nell’area archeologica di Aquinum, a Castrocielo. La scoperta è frutto della collaborazione tra l’Università del Salento, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina, e i Comuni di Castrocielo e Aquino, e rappresenta un significativo avanzamento nello studio di uno dei principali siti romani del Lazio meridionale.

Il primo reperto è un cippo riccamente decorato, rinvenuto riutilizzato come elemento della pavimentazione presso uno degli incroci principali dell’antica città. Sul monumento compare il nome del dedicante, identificato con buona probabilità come Caius Ammius Cammarus. La decorazione include ghirlande, festoni e bucrani, che incorniciano le raffigurazioni di tre animali: un bue, un montone e un maiale.

Il cippo e il rito del suovetaurilium

La presenza dei tre animali richiama esplicitamente la triade sacrificale del suovetaurilium, un antico rito romano che prevedeva l’immolazione di un maiale, un ovino e un toro. Questa raffigurazione suggerisce un possibile collegamento con un sacrificio, un rito di purificazione, una consacrazione o la delimitazione rituale di uno spazio.

Tuttavia, l’interpretazione definitiva rimane prudente, poiché il cippo non è stato scoperto nella sua collocazione originaria, ma era stato riutilizzato nella pavimentazione dell’area urbana antica, il che potrebbe alterarne il contesto interpretativo.

Il secondo reperto di notevole interesse è un altare votivo marmoreo. Un frammento recentemente recuperato ha permesso di completare in modo più esaustivo il testo di una dedica precedentemente nota solo in parte. Grazie a questo ritrovamento, è stato possibile identificare con certezza le divinità a cui il monumento era dedicato: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto e il Genio della Colonia. La dedica fu compiuta da Manius Popidius Anteros, un liberto che ricopriva la carica di seviro augustale.

L’altare votivo e la dimensione civica di Aquinum

L’altare marmoreo offre preziosi elementi per una più completa ricostruzione della dimensione religiosa e civica di Aquinum. La chiara menzione del Genio di Augusto, dei Lari di Augusto e del Genio della Colonia stabilisce un forte legame tra il monumento e il culto imperiale, evidenziando il suo ruolo nella vita pubblica della città romana. La figura di Manius Popidius Anteros, in quanto liberto e seviro augustale, si inserisce in un contesto che illumina ulteriormente i meccanismi sociali e religiosi dell'epoca ad Aquinum, fornendo nuove prospettive sul rapporto tra religione ufficiale e identità civica.