Il 20 ottobre 2026, alla Festa di Roma, nella sezione Grand Public, è stato presentato «L'ora di tutti», il primo lungometraggio diretto da Stefania Rocca. Ispirato all'omonimo romanzo di Maria Corti, il film ambienta la sua vicenda a Otranto, città di confine tra Oriente e Occidente. Qui, l'avvicinarsi di una flotta nemica costringe l'intera comunità a una scelta drammatica: fuggire, sottomettersi agli invasori o combattere per la propria libertà.
Lo scenario narrativo è delineato da una premessa incisiva: «In un tempo indefinito, una flotta nemica si avvicina a Otranto, città di confine fra Oriente e Occidente.
La comunità che ci vive è costretta a fare una scelta: fuggire come i soldati delle truppe di difesa, sottomettersi agli ordini dell'invasore o combattere per la propria libertà». Da questa situazione di estrema tensione, il racconto intreccia il destino collettivo degli abitanti con i percorsi individuali, ponendo ogni personaggio di fronte a decisioni esistenziali.
Al centro della storia si trova Idrusa, una giovane protagonista che rifiuta i codici tradizionali per affermare la propria identità. Il suo personaggio funge da punto di raccordo per la comunità assediata. Mentre i pescatori, con un atto di coraggio, salgono sulle mura per improvvisarsi soldati e difendere la città, le donne si rifugiano in cattedrale, scegliendo una forma di resistenza più intima.
Il film esplora così le diverse opzioni di disobbedienza che una comunità può adottare quando la libertà non è più un dato acquisito, ma una conquista da difendere con ogni mezzo.
Il cast del lungometraggio include Alice Pagani, Simone Coppo, Eleonora De Luca, Ignazio Oliva, Giulia Petrungaro, Alessio Boni, Dalila De Marco, Lorenzo Scalzo, Donato Demita, Antonio Monsellato, Ippolito Chiarello, Vincenzo Palazzo, Leone Capasa, Zeno Capasa, Letizia Pia Cartolaro, Alessia Rosatolena Micchiché, Timofej Andrijashenko e Nicoletta Manni. La produzione è stata curata da Ora One Production, Louis Nero Film, M74 e Rai Cinema, con il significativo contributo del Ministero della Cultura.
Otranto: crocevia di scelte e resistenza
La scelta di Otranto non ha solo una funzione geografica, ma è profondamente simbolica. Il film la eleva a luogo di passaggio e di tensione, un crocevia tra Oriente e Occidente, dove l'arrivo della flotta nemica costringe ogni personaggio a uscire dalla propria posizione abituale e a prendere una decisione. La trama evidenzia la frattura tra l'ordine precedente e l'impellente necessità di agire: la fuga dei soldati, la difesa improvvisata dei pescatori e la resistenza delle donne in cattedrale sono tutte manifestazioni di questa rottura. Otranto diventa così un potente simbolo della condizione umana di fronte all'oppressione, un palcoscenico dove si confrontano le diverse sfaccettature della scelta tra sottomissione e lotta per la libertà, un tema universale che risuona con il presente.