L’Enciclopedia del Cinema Treccani ha ricordato Tinto Brass, definendolo un autore che ha saputo navigare tra scandalo, censura e ampio successo popolare grazie a uno stile immediatamente riconoscibile. Questo giudizio riassume una carriera cinematografica caratterizzata da opere spesso provocatorie e visivamente accattivanti, che hanno contribuito a demolire tabù sociali e cinematografici e a rendere l’erotismo un tema diffuso sul grande schermo. La notizia, giunta da Roma il 4 novembre 2026, offre una lettura storica della filmografia del regista, scomparso lo stesso giorno all'età di 93 anni.

La voce Treccani, a firma del critico cinematografico e saggista Lorenzo Codelli, evidenzia un aspetto cruciale: Brass non fu un nome legato unicamente allo scandalo, ma un regista che impiegò l’immagine erotica come strumento di rottura con le convenzioni. In questo percorso, un ruolo significativo fu giocato anche dalle attrici che hanno interpretato i suoi film, tra cui Francesca Dellera, Claudia Koll, Debora Caprioglio, Serena Grandi, Anna Ammirati e Stefania Sandrelli, quest’ultima considerata tra le interpreti rilanciate dalla sua fase artistica più celebre.

Gli esordi e le sfide con la censura

Il suo primo lungometraggio, In capo al mondo, successivamente intitolato Chi lavora è perduto, fu distribuito nel 1963 e si distinse come un esordio dalla vena anarcoide.

L’opera ottenne un’accoglienza entusiasta alla Mostra del Cinema di Venezia e fu interpretata come un film iconoclasta e irriverente, capace di rappresentare la crisi di valori della generazione dell’antifascismo e della Resistenza. Tuttavia, proprio questo debutto segnò l’inizio degli interventi della censura, inaugurando una serie di battaglie che avrebbero accompagnato Brass nel suo tentativo di affermare una visione anticonformista e libertaria.

La svolta verso l'erotismo d'autore

La seconda fase della sua carriera, come delineato dal profilo Treccani, si concentra su tre titoli emblematici: Salon Kitty del 1976, Caligola, realizzato nel 1979 e distribuito nel 1984 in una versione diversa dal progetto originale, e soprattutto La chiave del 1983, un libero adattamento dal romanzo di Tanizaki Jun’ichirō.

Da quel momento, Brass si orientò verso un erotismo di ispirazione colta, che fu premiato da un vasto successo di pubblico. Il tema ricorrente nelle sue opere successive divenne il percorso di liberazione sessuale femminile di figure sempre più disinibite.