L'elemento fondamentale che distingue l'essere umano dagli altri animali è il linguaggio. Negli ultimi secoli, infatti, sono state molteplici le ricerche sulla linguistica a cura di Noam Chomsky, il quale ipotizzava l'esistenza di un dispositivo innato per l'acquisizione del linguaggio (LAD), cioè un programma biologico universale per apprendere la lingua. Ma a parte queste ricerche fondamentali che definiscono l'origine del linguaggio, nel corso del XX secolo altri autori si sono occupati nello specifico della comunicazione. Fra questi troviamo uno dei rappresentati della scuola di Palo Alto in California, Paul Watzlawick che, su un piano più informale, ha condotto studi sulla comunicazione [VIDEO], su come questa influenzi il nostro comportamento e le persone che ci sono intorno, sintetizzandoli nella sua opera "Pragmatica della comunicazione umana".

Lo studioso parte dal presupposto che gli esseri umani comunichino tutti i giorni nella maniera più consapevole o inconsapevole, e da questo ha gettato le basi per i suoi cinque assiomi della comunicazione.

  • Il primo assioma della comunicazione dice che è impossibile non comunicare. Anche se non comunichiamo con la bocca, possiamo farlo con qualsiasi parte del corpo.
  • Il secondo assioma della comunicazione si sofferma sul fatto che c'è un particolare tipo di relazione fra le persone che comunicano.
  • Il terzo assioma spiega che il tipo di comunicazione, o ciò che si intende comunicare, dipende dalla punteggiatura che, da sola, può cambiare il senso di una frase.
  • Il quarto assioma distingue fra una comunicazione digitale (verbale) e analogica (accompagnata da segnali del corpo o immagini).
  • Il quinto assioma della comunicazione pone due diversi livelli fra le persone che comunicano: "One Up", quando gli interlocutori si trovano su due piani differenti (es: alunno e insegnante); "One Down" quando gli interlocutori si trovano sullo stesso piano (es: amici o parenti).

Comunichiamo tutti i giorni per farci comprendere [VIDEO], per raggiungere obiettivi e raccontare storie.

Talvolta le parole, però, possono creare realtà che non esistono fino a portare alla psicopatologia. Ma quando parliamo diciamo tutta la verità e nient'altro che la verità?

Tutti gli uomini nascono sinceri e muoiono bugiardi (Luc de Clapiers de Vauvenargues)

Ovviamente, se parlare implica "comunicare" agli altri qualcosa, è facile a volte distorcere delle informazioni e cambiare la realtà a nostro favore, oppure rigirare a realtà non sottolineandone dei particolari a fin di bene. Come possiamo classificare queste comunicazioni?

  • menzogna: atto comunicativo che consiste nel trasmettere una falsa conoscenza ad un'altra persona, per far sì che quest'ultima assuma credenze false sulla realtà dei fatti.
  • Dissimulare: nascondere delle informazioni senza dire nulla di falso.
  • Falsificare: chi falsifica non solo nasconde un'informazione vera, ma presenta una notizia falsa come se fosse vera (menzogna e dissimulazione si uniscono).

Come facciamo a riconoscere i bugiardi?

Anche il nostro corpo parla, e spesso, quando comunichiamo delle falsità, anche se le nostre parole dicono una cosa, il nostro corpo ne dice un'altra.

Ecco i segnali che possono farci identificare chi sta mentendo:

Comunicazione non verbale della menzogna

  • Coprirsi la bocca
  • Sfiorarsi il naso
  • Strofinarsi gli occhi
  • Toccarsi un orecchio
  • Allentare il colletto
  • Battersi la fronte o la nuca

Voce e menzogna

  • Pause troppo lunghe o troppo frequenti
  • Intromissione nel discorso di "non parole", le ripetizioni, le parole ripetute a metà
  • Lapsus linguae
  • Tono di voce più acuto
  • Tono di voce più grave

Viso e menzogna

  • Dilatazione delle pupille
  • Sorriso falso
  • Micro-espressioni
  • Si tende ad evitare il contatto oculare diretto
  • Guardare a destra (visivo logico-costruito), o a sinistra (visivo ricordato-emotivo)

L’essere umano ha ricevuto il dono più grande che si possa avere: la capacità di pensare e, allo stesso tempo, di esprimere quello che sta pensando. Però a volte utilizza questo grande potere della parola per ferire gli altri. A quale scopo?

Mark Twain diceva: "Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe".