Mentre l’opinione pubblica italiana è concentrata sulla discussione tra Eva Henger e Francesco Monte [VIDEO], inerente all'ipotetico consumo di marijuana in Honduras da parte del secondo durante il programma l’Isola dei Famosi, aumenta su tutto il territorio nazionale la vendita della marijuana light. Un vero e proprio boom di ordini online (uno ogni 30 secondi), che ha spinto molti imprenditori ad aprire attività commerciali sul territorio nazionale per la vendita al dettaglio. Solo nella capitale, dal 2017 ad oggi, sono incrementati il numero di negozi specializzati nella vendita di cannabis legale, arrivando ad avere quasi un locale in ogni quartiere.

Venduta come prodotto non combustibile ma per uso tecnico, che vuol dire tutto e niente, questo nuovo genere di erba sta conquistando tutti gli amanti della cannabis.

Perché è possibile vendere marijuana in Italia?

La vendita di tale prodotto è stata resa possibile da un vuoto normativo presente sulla legge 242 del dicembre 2016. Una mancanza che ha spinto Luca Marola, originario di Jesolo, ad aprire la prima azienda italiana intenta a coltivare piante di canapa e a vendere i fiori che queste producono. La nascita di questa impresa con sede in Veneto ha provocato uno scossone su tutto il territorio nazionale e tra l'opinione pubblica. La legge, entrata in vigore il 14 gennaio 2017, prevede, come si legge sul sito della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, il sostegno e la promozione della coltivazione della canapa con THC (tetraidrocannabinolo), principio attivo che rende la pianta stupefacente, minore allo 0,2%.

Una norma che mira allo sviluppo della ricerca, delle opere di bioingegneria, alla bonifica dei terreni, alla produzione di alimenti e di materiali biodegradabili ma che non disciplina la produzione, e quindi la vendita, della inflorescenza derivata dalla crescita della pianta. Una rivoluzione che ha spinto molti imprenditori ad intraprendere una nuova attività commerciale. Un business redditizio di milioni di euro che riaccende la discussione sulla legalizzazione delle droghe leggere come la marijuana.

Un genere di marijuana che ‘non sballa’ differente da quella che invade le strade italiane

Sono tre le principali differenze tra la canapa venduta da queste nuove aziende e quella smerciata nelle strade e piazze italiane, in mano alle organizzazioni criminali. La prima è inerente al contenuto di THC. Infatti la cannabis light presenta un valore di tetracannabinolo inferiore allo 0,2%. Una "non droga" che non provoca alterazioni psicofisiche come può accadere con quella venduta illegalmente.

La seconda differenza riguarda il CDB, altro cannabinolo, che non provoca alcun effetto psicotropo ma causa rilassamento nel consumatore. Un principio attivo che sembrerebbe contribuire a contrastare i sintomi di alcune malattie genetiche a cui la medicina non ha ancora dato alcuna risposta. Infine l’ultima grande differenza è che questo nuovo genere di marijuana va a diffondersi contrastando tutte le organizzazioni criminali che hanno il monopolio della vendita delle droghe leggere.

Si accende la discussione tra i pro e i contro marijuana

L’inizio di questa nuova era per la canapa industriale riaccende la discussione sulla necessità di vendere tali prodotti. Con il crescere di attività commerciali specializzate in questo genere di marijuana, viene meno l’obiettivo prefissato dalla norma inerente all'utilizzo industriale della canapa. Così, ad oggi, in molti auspicano una modifica della legge per vietare che questo genere di commercio possa creare un precedente ed aprire la strada verso la legalizzazione delle droghe leggere. Altri, invece, vedendo l’alto consumo e il conseguente profitto anche per lo Stato Italiano, auspicano che si possa procedere verso la fine del proibizionismo come è già accaduto in molti paesi occidentali quali l’Olanda, la Spagna e molti stati americani.