Per gli amanti di storia non sarà difficile associare il lontano 1848 all’anno dei moti rivoluzionari. Tutta l’Europa già da tempo si stava ribellando ai propri monarchi e stranamente anche gli ‘italiani’ (s’intenda non ancora “fatti”) facevano sentire la loro voce. Non solo le classi povere o le borghesi, ma persino l’aristocrazia, gridava nelle piazze giustizia e libertà. La cosiddetta “Primavera dei popoli” costrinse il monarca Carlo Alberto di Savoia a promulgare delle riforme liberali per placare il proprio popolo, anzi i suoi sudditi.

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Il regnante borbonico, all’epoca re Ferdinando II, aveva già concesso sotto la pressione popolare una Costituzione; lo stesso dovrà fare Carlo Alberto con lo statuto albertino.

Proprio il 4 marzo ricorre la ricorrenza della concessione da parte del sovrano sabaudo della ‘prima’ costituzione che avrà prima il Piemonte, e poi tutta l’Italia. Con largo anticipo, infatti, al momento dell'unificazione del Regno, il 17 marzo 1861, l’Italia aveva già tra le mani la propria carta costituzionale. Tra gli ordinamenti dello Statuto Albertino anche la nascita del tricolore italiano: la bandiera si accendeva dei colori scelti dai compatrioti nella ribellione del Lombardo-Veneto al dominio austriaco proprio del 1848. Ancor più importanti furono le enunciazioni di alcuni fondamentali principi come quello di eguaglianza e libertà di stampa. Veniva inoltre concesso diritto di voto, sebbene con suffragio assai ristretto, ai soli maschi dotati di cultura e alto reddito.

Si trattava di una Costituzione “flessibile” che poteva essere modificata e integrata con facilità attraverso una procedura ordinaria. Proprio per questo lo Statuto rimase in vigore quasi un secolo, adattandosi ai grandi cambiamenti intercorsi. Nel 1848 in esso si stabiliva la monarchia come forma di governo e persino l’ereditarietà del monarca secondo gli antichissimi principi della legge salica. Malgrado ciò, proprio per la sua adattabilità, la Costituzione sabauda rimase in vigore dal 1848 al 1946 quando fu sostituita da un regime transitorio: dopo un secolo esatto, nel 1948 in l’Italia entro in vigore la nuova Costituzione della Repubblica, costruita in maniera molto più ‘rigida’. Riformare l’attuale Costituzione non è, infatti, affatto semplice: nel 2016, all'ultimo referendum costituzionale, la bocciatura della riforma ha costretto il segretario del Pd, Matteo Renzi, a dimettersi dal suo incarico di capo del Governo.