"Bisogna avere il coraggio di respingere tutto ciò che ci porta fuori strada, i falsi valori che ci ingannano attirando in modo subdolo il nostro egoismo" Questa la dichiarazione di Papa Francesco, fatta qualche giorno fa all'Angelus a Città del Vaticano. Poi, continua aggiungendo: "soltanto Dio ci può donare la vera felicità: è inutile che perdiamo il nostro tempo a cercarla altrove, nelle ricchezze, nei piaceri, nel potere, nella carriera".

Che i soldi non facciano la felicità è un'assunzione comune e ormai generalmente riconosciuta. Ma "se i soldi non fanno la felicità, figuriamoci la miseria" avrebbe risposto il grande Totò.

Per questa ragione proponiamo di seguito una riflessione sugli effetti della povertà e le sue conseguenze; ed un'analisi del legame tra Ricchezza e felicità, rilevato da uno studio condotto presso la San Francisco State University.

La povertà ci fa invecchiare prima: danni alle nostre capacità cognitive

La povertà ed il disagio economico sembrano essere associati ad un invecchiamento precoce e ad una sensibile riduzione delle capacità cognitive dell'individuo. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine. Il lavoro ha rilevato come il disagio economico prolungato o cumulato, comprometta significativamente le performance cognitive di soggetti di qualsiasi età.

La povertà ha un'influenza rilevante nel determinare una riduzione delle capacità cognitive e non soltanto questo: il danneggiamento avviene già prima di quanto non si possa pensare, in giovane età.

Gli autori della ricerca affermano dunque che "l'esposizione cumulativa a bassi redditi per oltre due decenni è fortemente associata a capacità cognitive peggiori in un gruppo di persone relativamente giovani".

Rajeev Raizada, neurologo presso l'Università di Washington, ha dimostrato tramite uno studio dell'attività neuronale nell'area di Broca, come questa sia più lenta durante lo svolgimento di compiti e performace di tipo cognitivo, in bambini mediamente meno istruiti e appartenenti a status socio-economici molto bassi.

L'area di Broca, associata al linguaggio, è evidentemente ridotta rispetto a soggetti con status economico medio.

Le neuroscienze danno una chiara dimostrazione su come l'ambiente possa essere determinante dello sviluppo cerebrale e delle capacità mentali dei bambini.

La povertà nei nuclei familiari: statistiche

Secondo l'Istat, in Italia, nel 2016 la povertà assoluta coinvolge il 6,3% delle famiglie e la povertà relativa il 10,6%. La povertà colpisce soprattutto le famiglie numerose, gli anziani e le giovani coppie. Insieme all'emarginazione sociale, costituisce un fenomeno al quale contribuiscono diverse cause scatenanti: dai fattori socio-culturali, alle componenti economiche a quelle personologiche individuali.

I soldi fanno la felicità: ce lo dimostra uno studio

"Abbiamo scoperto prove molto chiare che in tutte le nazioni del mondo i ricchi sono più felici dei poveri.

E la popolazione delle nazioni più ricche è più felice di quella delle nazioni più povere". Questo è quanto dichiarato da Stevenson e Wolfers in uno studio pubblicato sul National Bureau of Economic Research. In che modo il legame tra denaro e felicità sembra essere fortemente reale?

Secondo la comunità scientifica, sono due le componenti che contribuiscono al nostro benessere: una felicità di tipo valutativo, cioè "la sensazione che la propria vita sia buona: siete soddisfatti (...)" (Lyubomirsky); e la felicità affettiva, che misura invece la frequenza con cui l'individuo prova emozioni positive come gioia, serenità, allegria.

Il reddito è dunque, in qualche modo, associato al benessere ed il benessere alla felicità.

Tra le informazioni raccolte dalla ricerca, si nota che: le persone preferiscono spendere il proprio denaro nell'acquisto di beni materiali piuttosto che esperienze come viaggi o concerti, poichè questi sono considerati tangibili e più duraturi. #Superuovo