Pensare intensamente a una persona prima di addormentarsi aumenta le probabilità di sognarla? E ripercorrere mentalmente una vacanza, un incontro o un momento particolarmente emozionante può accompagnarci anche durante la notte?

L'idea di poter influenzare i propri sogni ha qualcosa di affascinante. Non significa necessariamente poter scegliere trama, protagonisti e finale come se stessimo programmando un film, ma la ricerca scientifica sta cercando di capire quanto ciò che accade prima di dormire possa entrare nella nostra attività onirica.

Un nuovo studio pubblicato nel settembre 2026 su Sleep Advances aggiunge un tassello interessante: riattivare prima del sonno alcuni ricordi autobiografici emotivamente significativi può influenzare le emozioni che successivamente compaiono nei sogni.

Dai ricordi della giornata al mondo dei sogni

Che ciò che viviamo da svegli possa riaffiorare durante il sonno non è certo un'esperienza insolita. Una discussione avuta durante il giorno, una persona a cui abbiamo pensato molto o un appuntamento importante possono ricomparire di notte, spesso trasformati in scenari completamente diversi.

La ricerca recente sta però cercando di andare oltre l'impressione personale.

Un altro studio pubblicato nel 2026 su Communications Psychology ha analizzato 3.366 resoconti relativi a sogni ed esperienze vissute durante la veglia, raccolti da 207 adulti.

I ricercatori hanno osservato che esiste una relazione tra le esperienze della vita quotidiana e ciò che compare nei sogni, ma anche che il mondo onirico possiede caratteristiche proprie.

Nei racconti dei sogni risultavano maggiormente presenti elementi visuo-spaziali, personaggi e situazioni bizzarre rispetto alle esperienze raccontate da svegli.

In altre parole, il cervello non sembra limitarsi a riprodurre fedelmente quello che ci è successo.

L'esperimento del 2026: riattivare un ricordo prima di dormire

È proprio su questo confine tra memoria ed emozioni che si inserisce lo studio pubblicato a settembre su Sleep Advances.

I ricercatori hanno utilizzato una procedura sperimentale per riattivare prima del sonno ricordi autobiografici con una forte componente emotiva e verificare successivamente se le emozioni associate a quelle esperienze comparissero nei sogni.

I risultati suggeriscono che la riattivazione dei ricordi prima di dormire possa effettivamente lasciare una traccia nell'esperienza onirica, aumentando la presenza nei sogni di emozioni legate ai ricordi precedentemente richiamati.

È un risultato suggestivo, ma va interpretato con cautela.

Non significa che basti guardare la fotografia di qualcuno prima di andare a letto per ritrovarselo puntualmente in sogno. E soprattutto non dimostra che possiamo controllare volontariamente tutta la trama di ciò che sogneremo.

Sognare qualcosa non significa necessariamente “risolverla”

C'è un altro aspetto interessante.

Una delle ipotesi più popolari sui sogni è che possano aiutarci a elaborare le emozioni vissute durante il giorno. Secondo questa interpretazione, rivivere in sogno un'esperienza emotivamente intensa potrebbe contribuire ad attenuarne l'impatto.

Lo studio del 2026 invita però alla prudenza anche su questo punto.

I ricercatori non hanno trovato prove sufficienti per concludere che l'incorporazione nei sogni dei ricordi riattivati producesse automaticamente una diminuzione della risposta emotiva il giorno successivo.

Sognare un'esperienza, quindi, non equivale necessariamente a “smaltirla”.

Anche altri lavori recenti suggeriscono che il rapporto tra sogni ed emozioni sia più complesso di una semplice funzione liberatoria: ciò che sogniamo può essere collegato allo stato emotivo al risveglio, ma le associazioni cambiano in base al tipo di emozione e all'esperienza onirica.

Perché sogniamo proprio quella persona?

La domanda rimane inevitabile. Se una notte compare nei nostri sogni qualcuno a cui non pensavamo da anni, significa davvero qualcosa?

La scienza non offre un dizionario universale in cui ogni persona, oggetto o situazione possiede un significato prestabilito.

Gli studi più recenti suggeriscono piuttosto che i sogni possano attingere a un enorme archivio fatto di esperienze recenti, ricordi autobiografici, emozioni e caratteristiche individuali, rimescolandoli in combinazioni nuove e spesso improbabili.

Questo potrebbe spiegare anche perché nei sogni una persona conosciuta possa trovarsi improvvisamente in una casa in cui non è mai stata oppure perché luoghi appartenenti a periodi diversi della nostra vita finiscano nello stesso scenario.

Possiamo allora scegliere cosa sognare?

Non esattamente. Almeno non nel senso di ordinare al cervello: “Stanotte voglio sognare questo”.

Le nuove ricerche indicano però qualcosa di forse ancora più interessante: ciò che riattiviamo mentalmente prima del sonno può contribuire a orientare alcuni aspetti dell'esperienza onirica, soprattutto quelli emotivi.

Il confine tra la nostra giornata e i nostri sogni, insomma, potrebbe essere molto meno netto di quanto immaginiamo.

E così quella persona a cui abbiamo pensato proprio un secondo prima di spegnere la luce potrebbe anche ricomparire durante la notte. Ma su cosa farà nel nostro sogno, almeno per il momento, il cervello sembra intenzionato a mantenere l'ultima parola.