Essendo amante degli anni cinquanta, non posso evitare di seguire uno degli eventi internazionali più entusiasmanti per tutte coloro che cercano un mondo passato all'interno del nostro tempo: Viva Las Vegas. In quei pochi giorni scorro di frequente la mia pagina Instagram a caccia di fotografie di super donne d'altra epoca a cui ispirarmi, e improvvisamente mi appare tra le finalissime una pin up bresciana, quindi mia concittadina! E ovviamente ho deciso di incontrarla. Il caso vuole che partecipi ad un evento in cui sono presente e le chiedo un'Intervista.
Truccata in modo impeccabile nonostante il caldo, e disponibile a rispondere a qualche domanda nonostante gli impegni da fotomodella e da mamma, Heloise ci svela la sua vita da diva retrò e la storia appassionante che l'ha portata fin qui. Ladies and Gentlemen, vi presento una mamma italiana, pin up a Las Vegas.
Prima di tutto il tuo nome d'arte da cosa nasce?
Sono stata "battezzata" da un'amica, Sonia, che ho conosciuto il giorno che ho iniziato la prima esperienza pin up tre anni fa. È una creatrice di accessori pin up e burlesque, e la sua attività si chiama Miss Flapper, da cui il mio cognome. Bow perché mi piacciono i fiocchi (ne ho due tatuati, uno per gamba). Heloise perché è un nome che mi è sempre piaciuto.
Mi ricorda un'amica, tipa in gamba e coraggiosa che abita nel mio paesino; in più ricorda il mio vero nome che è Desirée.
Dove nasce la passione per lo stile pin up?
Ho la passione del vintage da sempre e mi sono sempre vestita in modo originale, passando dagli anni Venti agli anni Sessanta dei mod. Sono molto legata anche all'ambiente musicale dell'epoca, ma dipende dall'umore. Lo stile pin up lo adottavo già in quei giorni in cui mi sentivo più allegra, quindi non è stato difficile applicarlo.
Come è cominciato il tuo viaggio da Brescia a Las Vegas?
Mi sono imbattuta per caso in un set fotografico stile pin up, che in realtà era un concorso nella mia città, e ho avuto modo di conoscere altre pin up ed entrare in questo mondo.
Avevo già la passione della moda vintage, ma ho imparato tante cose e tanti trucchetti retrò che mi hanno portato lontano, direi.
Cosa significa per te aver partecipato al contest di Las Vegas?
Per me vuol dire davvero tanto. Ho iniziato questa avventura per scappare da una depressione post partum. Non mi piacevo più né fisicamente, né moralmente, ma ho capito che l'unico modo per migliorare era migliorarsi, e lo dovevo a me stessa. Avendo già la passione del vintage, ho cominciato a partecipare a concorsi, in Italia e all'estero, riuscendo sempre a piazzarmi in qualche modo (sono anche Miss Vintage Roots 2016, cioè il contest più prestigioso d'Italia!). In tre anni esatti da un banale e, se posso permettermi, squallido corso di burlesque provinciale, sono finita sul palco più importante al mondo!
Questo significa che la depressione l'ho sconfitta, no?!
Decisamente sì! E cos'è Miss Vintage Roots?
Per la nostra nicchia è il concorso pin up più prestigioso in Italia, un po' come se si chiamasse Miss Pin Up Italy. Era impensabile per me partecipare per via della stretta selezione, ma ci ho provato e sono stata selezionata tra centinaia di ragazze. Non basta! Non so ancora come, ma ho vinto! Ho interpretato la cuoca perfetta come da tema 2016. Quest'anno avrò l'onore di essere il volto Vintage Roots e di essere in giuria per il contest 2017.
Raccontami di Las Vegas, di cosa si è trattato...
Viva Las Vegas è il festival più importante e rinomato al mondo, ed il contest pin up altrettanto. Mi sono iscritta a settembre per provare, credendo di non finire tra le finaliste.
Invece magicamente ho superato le prime due selezioni e, grazie alle votazioni online, sono riuscita ad essere tra le dodici finaliste. Quindi mi sono trovata un mese e mezzo prima del contest a dover organizzare tutto, perché effettivamente non avevo previsto questo viaggio. In più sono tornata con un premio!
Un premio? Cioè?
Dunque, premetto che per partecipare c'è una lunga selezione. Le candidate erano più di 1500 in tutto il mondo e, dopo una selezione di 180 pin up, ce n'è una successiva di ottanta. Di queste ottanta, sei sono scelte dalla giuria; le altre sei, tra cui me, si sono aggiudicate la finale tramite le votazioni online, tra l'altro molto difficili per via degli anti-frode. Insomma, sono finita tra le top dodici mondiali!
Il contest a Las Vegas consiste in una semplice sfilata con pose pin up e una piccola intervista. La giuria di quest'anno era composta da Tom Ingram, boss supremo, Lady Love, Vintage Valdalizm e la mitica Cherry Dollface! Premiavano, oltre che ovviamente la Miss, la prima e la seconda Runner up, anche il miglior abito, miglior pettinatura e miglior trucco, quale ho vinto. Non me lo aspettavo sinceramente, anche perché mi sono truccata da sola, ed in maniera semplice, come piace a me. È stato molto gratificante.
Quali aspetti del tuo carattere ti hanno portato fin lì?
La passione e la determinazione.
E nella vita di tutti i giorni cosa fai? Come sei? Sempre pin up?
Sono mamma di due bimbi, Daniel e Ingrid, rispettivamente di sei e quattro anni.
Sono impiegata commerciale e parlo quattro lingue oltre all'italiano (inglese, francese, tedesco e romeno). Sono bassista da vent'anni e attualmente suono rockabilly nei The Cunninghams. Come da mia indole, vesto sempre vintage style, quotidianamente, ma non sempre pin up. Dipende dal mood del giorno. A volte mi sento più riflessiva e sofisticata e scelgo gli anni Venti o Trenta, altre mi sento più frivola e opto per un look anni Sessanta stile Swinging London.
Hai un gruppo rockabilly! Mi parli dei The Cunninghams?
Un anno fa ho deciso di mettere in piedi un gruppo che fosse in sintonia con quello che stavo facendo e, trovati gli elementi, Andrea, Nicola e Stefano, sono nati i The Cunninghams.
Abbiamo quindi pochi mesi di vita, ma, grazie alla nostra esperienza e al mio curriculum da pin up, abbiamo già l'estate piena di date. Facciamo rockabilly, ma in modo un po' diverso, nel senso che personalizziamo le canzoni a modo nostro... scoprite come!
A fine intervista la saluto e poco dopo la vedo rincorrere i suoi bambini. Non potevo assistere a scena più retrò!