Il 28 settembre 2026, a Padova, è stato presentato EmpowHer, un progetto per sostenere l'autonomia economica delle donne vittime di violenza. L'iniziativa, sotto l'egida della Fondazione Giulia Cecchettin, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo (CariPaRo), il Centro Veneto Progetti Donna e la Cooperativa Sociale NOIGroup. EmpowHer evidenzia il legame cruciale tra la fuoriuscita dalla violenza e l'indipendenza economica, un principio consolidato nella pratica dei Centri antiviolenza.
EmpowHer mira a garantire autonomia ad almeno 15 donne seguite dai centri antiviolenza.
Per il progetto sono stati stanziati 178mila euro, di cui oltre la metà dalla Fondazione CariPaRo. Alla presentazione hanno partecipato Gino Cecchettin, padre di Giulia Cecchettin, e Rosario Rizzuto, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo.
Dettagli del progetto EmpowHer e gli obiettivi
Il progetto, denominato “Percorsi di inserimento lavorativo stabile per donne vittime di violenza in uscita dai percorsi di protezione”, si rivolge alle province di Padova e Rovigo. L'obiettivo è promuovere l'autonomia economica e sociale delle donne che hanno subito violenza, rafforzando la loro fuoriuscita attraverso inserimenti lavorativi stabili, sicuri e inclusivi. Si prevede l'avvio di 15 donne, supportate dai Centri antiviolenza e dalle Case rifugio di Padova e Rovigo, verso un'occupazione stabile.
EmpowHer prevede il coinvolgimento di aziende sensibili con commesse stabili e un tutoraggio integrato per accompagnare le beneficiarie fino al consolidamento lavorativo. Il Centro Veneto Progetti Donna è capofila, con Fondazione Giulia Cecchettin e Cooperativa Sociale NOIGroup come partner. La Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo sostiene l'iniziativa.
Le voci dei promotori: Gino Cecchettin e Rosario Rizzuto
Alla presentazione, Gino Cecchettin ha sottolineato il legame tra il sostegno alle vittime di violenza e la creazione di condizioni di vita autonome. Ha affermato: “Il supporto alle vittime di violenza non significa solo la parte che conosciamo, ma significa anche offrire prospettive di vita serena, speranza e un concreto reinserimento lavorativo.”