Il ciclone IMU 2012 sta per colpire anche i proprietari di attività commerciali. Dopo la stangata ai possessori di case in affitto, tremano gli imprenditori e le imprese: per i proprietari di negozi, laboratori e capannoni il conto potrebbe essere tre volte più alto rispetto alla vecchia Ici. Un peso in più per i bilanci delle imprese, sempre più in rosso per via della crisi economica e della conseguente mancanza di liquidità. 

Fino a questo momento la rivoluzione IMU non aveva destato tanta preoccupazione: nel mese di giugno gli imprenditori hanno pagato l’acconto calcolando l'importo sulla base dell'aliquota standard nazionale dello 0,76%.

Adesso, al saldo del 17 dicembre si dovrà applicare l'aliquota disposta dai singoli comuni. Ed è proprio questo il dramma: le aliquote sono aumentate e oscillano tra lo 0.96% e l’1.06%.

Tradotto in Euro: considerando una piccola impresa come un ristorante o un bar in una delle principali città italiane, con un immobile di metratura 100 mq e una rendita catastale di 1500 euro, la quota da pagare si aggira intorno ai 500-600 euro nelle città di Napoli, Cagliari, Palermo, Firenze e Bari. Nei comuni capoluogo avremo un’aliquota media dello 0.96%. Questo vuole dire che se un imprenditore ha versato un acconto di 380 euro, al saldo dovrà sborsare ben 580 euro.

Pochi i comuni capoluogo che prevedono agevolazioni per i piccoli imprenditori. Dopo la scadenza del 31 ottobre, data ultima per fissare le aliquote definitive, molti comuni devono ancora ufficializzare le decisioni prese.