Nel 2012 il debito dello stato, nei confronti delle aziende,ammontava a novantacinque miliardi di euro; la cifra nel 2013 è spaventosamenteaumentata, infatti, secondo le stime a oggi si aggira intorno ai centocinquantamiliardi di euro.

Le aziende, sempre più in crisi continuano a chiudere e, pereffetto boomerang, il prodotto interno lordo (P.I.L.), continua adassottigliarsi. Ci si aspettava una risoluzione in tempi brevi, per risolverequesta delicatissima situazione economica, e finalmente, dopo tante parole epromesse, ieri è stata presentata la bozza concernente il decreto salva debiti;vediamo di cosa si tratta.

Gli otto articoli del decreto, dettagliano il piano biennaleper la restituzione di una parte del debito, ossia di quaranta miliardi di euro;cifra irrisoria, se pensiamo che in meno di un anno il debito statale si ègonfiato di cinquantacinque miliardi, quindici in più di quelli destinati allarestituzione, alle aziende, prevista per quest'anno.

Il ministro uscente dell'economia, Vittorio Grilli, hagiustificato il ritardo del provvedimento, adducendo che questo rallentamento è da attribuire al processo di certificazione dei debiti della PubblicaAmministrazione, che, pur essendo efficace, non ha prodotto ancora risultatisignificativi. Per arrivare a un'accelerazione dei pagamenti, sempre secondoGrilli, si devono attraversare due distinti stadi, il primo passerebbeattraverso una relazione al Parlamento, nel quale si evidenzia la necessità dimodificare gli obiettivi, per creare lo spazio necessario all'applicazione delsecondo stadio; che sotto forma di decreto, dovrebbe determinare le modalità e laforma, che permetteranno la sua esecuzione.

Come "buona norma", quindi, l'iterburocratico allungherà ancor di più, se possibile, i tempi per la restituzione parziale,del debito alle aziende.

Il Ministro Grilli ha inoltre chiarito un punto: per accelerareil pagamento delle spese della Pubblica Amministrazione, è necessario rivedereil deficit al 2,9 %, aumentando così il debito potenziale di ulteriori quarantamiliardi in due anni, questo per avere disponibilità di cassa per far fronte aipagamenti.

Un'ulteriore ombra, si addensava, sulla stesura finale deldocumento, ossia l'aumento dell'Irpef regionale, che sarebbe scattata, quindi,con un anno di anticipo, portando il tetto dell'aliquota al 2,33 %; in parolepovere, ogni contribuente avrebbe avuto un esborso di circa centoquaranta euro.

Fortunatamente l'ipotesi è stata esclusa dal vice ministro del Lavoro MichelMartone, che durante un'intervista nella trasmissione Agorà su Rai 3, hasmentito le voci, "Standoalle risoluzioni approvate ieri in Parlamento, l'aumento delle imposte per icittadini non risulta agli atti anche perché c'è stata una presa di posizionemolto forte di tutti i partiti. Si tratta di indiscrezioni giornalistiche",queste le sue parole.

L'impressione è, comunque, che si voglia fare una frittataper dodici persone con un solo uovo, usando semplicemente una padella piùgrande. L'unica certezza, è che le aziende italiane sono al collasso e, che ilnostro paese sta asfissiando sempre di più, cosa inventeranno quando l'ariasarà finita?