Dalla newsroom dell'OCSE arrivano dati abbastanza sconfortanti sulla situazione economica dei paesi membri dell'UE. Punto nevralgico della situazione negativa è il livello occupazionale. Secondo lo studio, noto come OECD Employment outlook, anche nel 2014 il livello di disoccupazione rimarrà intorno agli otto punti percentuali, sebbene sia previsto un recupero minimo dello 0,2% circa. Gli analisti hanno cercato di comprendere a fondo questo fenomeno, ma i loro messaggi non ricevono molta attenzione.
Un primo elemento importante che emerge dallo studio riguarda i settori della società più esposti alla contrazione del mercato del lavoro: quelli caratterizzati da una formazione inferiore.
Dunque, le fasce deboli, quelle con un livello professionale e di reddito inferiore alla media, sono quelle che devono fronteggiare problemi maggiori.
Una seconda componente che presenta particolari problematiche legate all'inserimento lavorativo sono soprattutto i giovani. In Italia il livello di disoccupazione giovanile è spaventoso (40%). Ma i giovani non sono gli unici: accanto a loro, infatti, ci sono i cosiddetti precari, che hanno una situazione contrattuale "meno solida" rispetto al modello del classico rapporto di lavoro.
Inoltre, soprattutto nel Nord Italia, è stata rilevata mediante un rapporto di Datagiovani, una stretta correlazione tra disoccupazione ed emigrazione. Province come Bologna, Piacenza e Lodi sono sul podio per correlazione tra numero di iscritti al registro dei residenti all'estero e variazioni di tasso di disoccupazione tra 2008 e 2012.
In fondo alla classifica, le province di Isernia, Brindisi e Nuoro. Tra le motivazioni di questa differenza potrebbe essere considerata, secondo alcuni, la maggiore facilità di espatriare quando si è vicini al confine.
Per potere trovare una soluzione a questo problema, secondo l'OCSE, i governi dovrebbero intervenire con riforme strutturali e interventi macroeconomici. Gli interventi che si suggeriscono sono essenzialmente due: da un lato, un sostegno nel senso dei redditi di garanzia, per consentire agli ex lavoratori e alle loro famiglie di affrontare il periodo difficoltoso con relativa dignità; dall'altro, un sostegno nel senso di un differente approccio alle politiche attive del mercato del lavoro, attraverso, ad esempio, l'assistenza nella ricerca del lavoro e nella formazione. Politiche, queste, che hanno subito una drastica contrazione del 20% delle risorse ad esse destinate.