Nell'ampio dibattito relativo alla riforma delle pensioni, spunta la proposta del reddito minimo garantito: ad avanzare l'ipotesi è stato, negli scorsi giorni, l'economista milanese Tito Boeri. Vediamo i termini della sua idea.

In un'intervista per Lettera 43, Boeri ha parlato della necessità di tutelare la fascia di età tra i 55 e i 64 anni, una fetta di popolazione che, ritiene, è stata colpita duramente prima dalla crisi economica italiana e poi dagli interventi di riforma degli ultimi governi.

All'interno di questa fascia si inserisce anche il dramma degli esodati, quelle migliaia di persone (oltre 314 mila, secondo dati Inps) rimaste a causa della riforma Fornero senza più occupazione e senza ancora un'assegno pensionistico, che il governo negli ultimi mesi sta cercando di "trarre in salvo" attraverso decreti di salvaguardia.

Il reddito minimo garantito potrebbe, secondo Boeri, essere la soluzione ai loro problemi e a quelli di tanti altri coetanei.

L'ipotesi è quella di una cifra minima, 400-500 euro al mese: una sorta di integrazione al reddito già percepito, che potrebbe avere il merito di non far cadere le persone sotto la soglia di povertà. 

Si tratta di "una misura che il governo già pensava di introdurre sperimentalmente in alcune province - puntualizza Boeri -. Naturalmente penso che il reddito minimo debba essere una misura universale che riguarda tutti indipendentemente dall'età, ma dato che le risorse sono davvero poche, si potrebbe partire da questo gruppo e puntare poi ad allargare la platea".

Le risorse, appunto.

Il problema resta sempre quello economico, ma Boeri un'idea ce l'ha: "Una parte di risorse il governo le ha già, visto che voleva avviare la sperimentazione". Ma la sua proposta, in aggiunta, è quella di "risparmiare sulle altre pensioni, quelle più alte. Quelle che avevano avuto tassi di rendimento molto elevati e gli assegni che nel sistema retributivo avevano usufruito di riforme molto vantaggiose".

In alternativa, se tagliare non fosse possibile (è un'ipotesi che non piace alla Consulta nè a gran parte del governo) Boeri propone un "riequilibrio dei fondi strutturali" dati dall'Ue, attraverso un nuovo negoziato a livello europeo.