Le tangenti? Un fenomeno tutt'altro chesopito. Questa la conclusione se si guarda ad un'interessanteindagine svolta dalla prestigiosa agenzia di stampa Adnkronos,dalla quale emerge con evidenza come 2 imprese su 10 in Italia siano ancora solite pagare tangenti, ed in qualsiasi forma, per ottenere incambio la concessione di appalti pubblici. Il dato si aggrava,inoltre, se si considera che il numero delle imprese disposte acorrompere, pur di sopravvivere alla competizione dei mercati, èdestinato a crescere, 4 su 10.

La cronaca degli ultimi anni dimostrainfatti che il fenomeno delle 'bustarelle', la memoria diTangentopoli, è tutt'altro che cancellato; la corruzione è infattiuna realtà che coinvolge tanto il rapporto tra singoli privati,quanto il rapporto tra quest'ultimi con le pubbliche amministrazioni.E non si creda che la bustarella rappresenti la sola via per arrivare a corrompere; come spiega unimprenditore intervistato in anonimo da Adnkronos, "un'altra via è quelladell'intermediazione, ovvero pagare vere eproprie commissioni, spesso anche ad altre imprese, che giranolavori, concedono subappalti e gestiscono anche microgare senzaalcuna regola o garanzia".

Si tratta di un fenomeno nel qualele imprese pagano intermediari per vincere gare d'appalto condottesenza regole, una realtà, tra l'altro, che viene segnalata increscita rispetto al più tradizionale ricorso alla bustarella pertentare di pilotare gli appalti pubblici.

A tutto questo, poi, non corrisponde un aumento delle denunce alleautorità per casi corruzione; il sospetto, infatti, è che ilsistema della tangente sia un sistema nuovamente consolidato ed'approvato' dagli addetti ai lavori, altrimenti non si spiega che su10 casi di corruzione solo una persona fa denuncia.

Una realtàquella della mancata segnalazione alle autorità che viene confermatae spiegata dallo stesso imprenditore intervistato dai colleghi diAdnKronos, che così afferma: "da solo non puoi cambiare nulla,ottieni un solo risultato, spesso irreversibile: nonlavori più. Senza considerare tutti i rischi,personali e per l'azienda, per eventuali ritorsioni; l'altro aspettoche si sottovaluta è che la corruzione è spesso strettamente legataa fenomeni e comportamenti malavitosi".

Non a caso, solo pochi giorni fa, è stato reso noto l'ultimobollettino della Transparency International,l'organizzazione internazionale specializzata nello studio dellivello di corruzione nei singoli paesi del mondo, e la figura delnostro paese non è certamente quella di un ' paese di santi': tra117 nazioni esaminate, l'Italia si è piazzata al 69mo posto, incompagnia di Romania e Kuwait, e tra i paesi dell'Ue solo la Greciafa peggio di noi.

Un altro rapporto, questa volta del Olaf,l'agenzia antifrode europea, quantifica in 120mld di euro la somma sottratta ogni anno all'economiaeuropea dalle tangenti. E l'Italia,dati confermati anche dalla Corte dei Conti, pesa per la metà deltotale, con circa 60 miliardi; insomma, non proprio un 'figurone' agli occhi dell'Europa. La stessa ricerca,infatti, sostiene che la probabilità che un appalto pubblicoitaliano sia macchiato di corruzione, arriva al 10%, tre volte di piùdei nostri cugini francesi, e dieci volte tanto gli impeccabiliolandesi, in linea con i nostri amici ungheresi e romeni.

Insomma, come si dice, chi è causa delproprio male, pianga se stesso.

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