Tra i tanti aspetti della crisieconomica, come denuncia uno studio della l'Associazione ArtigianiPiccole Imprese (Cgia) di Mestre, il crollo verticale negliultimi 5 anni delle partite IVA, la 'famosa' sequenza di numeri cheidentifica un lavoratore autonomo ai fini dell'imposizione fiscaleindiretta. Se infatti si analizzano i dati statistici ci siaccorge che dal 2008, anno nel quale la crisi ha avuto inizio, alsettembre di quest'anno, sono state chiuse ben 415mila partiteIVA, un dato, ce ne fosse ancora bisogno, che testimonia lagravità della crisi che si è abbattuta sul nostro paese.

A soffrire sopratutto i piccoliartigiani, lavoratori indipendenti, commercianti, agricoltori, iquali oltre a fare i conti con la perentorietà del fisco che semprepiù ne svuota le casse, devono anche sapersela cavare con il giàdenunciato calo dei consumi degli italiani. Dedurre il risultato diquesta addizione di fattori non è difficile, una moria deilavoratori in proprio, molti dei quali, è bene ricordarlo, dato ilpersonale stato di disperazione, sono stati spinti in questi anni acompiere gesti estremi.

A denunciare la brusca riduzione dellepartite IVA e la perdita di ulteriori posti di lavoro, il presidentedella Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che davanti allastampa così commenta:

"A differenza dei lavoratoridipendenti, quando un autonomo chiude un'attività non dispone dialcuna misura di sostegno al reddito. Ad esclusione dei collaboratoria progetto che possono contare su un indenizzo una tantum, le partiteIVA non usufruiscono dell'indennità di disoccupazione e di alcunaforma di cassaintegrazione o di mobilità lunga o corta.

Spesso siritrovano solo con monagne di debiti da pagare e un futuro tutto dainventare.”

Non è un caso quindi, stando alla più strettaattualità, che l'ondata di protesta che si è abbattuta in Italia apartire dalla giornata di ieri, 9 dicembre, e che va sotto il titolodei 'Forconi', veda sopratutto sfilare categorie dilavoratori autonomi e con partita IVA, quali sono i camionisti, gliagricoltori, gli artigiani, ec.

“In proporzione”, prosegueil presidente della Cgia, “la crisi ha colpito in maniera piùevidente il mondo delle partite IVA rispetto a quello del lavorodipendente. In termini assoluti, la platea dei subordinati ha perso565mila subordinati, mentre in termini percentuali è diminuita solodel 3,2%.”

Sì, perché la categoria su cui si èabbattuto il più duro colpo della 'scure' della crisi è proprioquella dei lavoratori autonomi, di cui sono 'scomparsi' in questi 5anni 345mila posti, mentre i subordinati o coloro che hanno icd.

contratti a progetto, sebbene è da registrare allo stessomodo un calo delle prestazioni, hanno avuto una riduzione, in termineassoluti, minore, equivalente a 78mila prestazioni occasionali, il19,4% in meno rispetto ai dati pre-crisi. Male anche gliimprenditori, vale a dire i soggetti a capo di attivitàstrutturate con dipendenti, diminuiti di 35.000 unità, -12,4%rispetto al 2008.

L'unica categoria che ha registrato unmiglioramento i soci delle cooperative, aumentati rispetto ai livellipre-crisi del 4,4%.

A tutto ciò si aggiunga il drammatico fenomenodelle false partite IVA, a conti fatti un nuovo modo disfruttare il lavoro che coinvolge sopratutto i più giovani, i qualidifronte alla moria dei posti lavoro, sono costretti a prestareservizi da lavoratori a tutti gli effetti subordinati, nonostante laloro posizione giuridica sia quella di lavoratori autonomi, unescamotage che di fatto gli nega il rispetto dei diritti fondamentaledi un lavoratore, come ad esempio il versamento dei contributiprevidenziali, delle malattie, degli straordinari, delle ferie, dellamaternità, tutti conquiste dei nostri padri costituenti che oggisembrano solo uno sfocato ricordo.



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