È possibile dire che la crisi finanziaria del 2008, che ha investito il mondo, sia una crisi sistemica, data la sua complessità e l'insieme di argomenti coinvolti come la politica monetaria, la stabilità di sistema, la stagnazione del mercato, la crisi dei debiti sovrani, l'aumento delle insolvenze, l'austerity, il too big to fail, ecc.
La crisi ha tolto molte certezze. Prima del crack Lehman Brothers, si pensava che il sistema finanziario fosse solido. Come descrive Vito Spada "la prosperità e la stabilità erano la prova che il sistema funzionava. L'inflazione era bassa, la crescita robusta (...) La Grande Moderazione regnava nel mondo industriale".
Neanche gli organi che vegliavano sul sitema si erano accorti della tempesta in arrivo, tanto che la Banca dei Regolamenti Interbancari, nel suo rapporto annuale del 2008 dovette ammettere di essere stata presa alla sprovvista descrivendo questa crisi come un temporale estivo che non dà preavviso.
Un pungente Stiglitz, sul fallimento della Lehman Brohters, una della più grandi banche d'investimento americane dice "a volte affermo che il 15 settembre 2008 giorno in cui la Lehman Brothers crollò, rappresenta per il fondamentalismo di mercato quello che la caduta del muro di Berlino fu per il comunismo". Alla sua fondazione, nel 1850, la banca si occupava principalmente di commercializzazione e mediazione di materie prime; grazie agli utili generati soprattutto nal settore del cotone, la banca acquisisce dimenzioni rilevanti e decide di quotarsi in borsa nel 1889 specializzandosi nelle attività finanziarie.
Gli anni Novanta e 2000 furono anni d'oro per la Lehman. Fra il 1994 e il 2007 i ricavi netti della banca erano cresciuti da 2.7 miliardi di dollari a 19 miliardi ed il personale da circa 8.500 unità a 28.000 unità. Nell'anno successivo, il 2008, iniziò il declino per la banca. Nel secondo trimestre infatti essa registrò per la prima volta dal 1994 una perdità di 2,8 miliardi di dollari.
Per correre ai ripari la banca cercò anche una partnership con un importante istituto Coreano, la Korean Development Bank. La trattativa, ben vista dai mercati (il titolo aveva avuto una rivalutazione del 16%) sfumò dopo una settimana, proprio alla vigilia del secondo bilancio trimestrale pubblicato il 10 settembre, che fece registrare una perdita di altri 3.9 miliardi di dollari.
A quel punto i mercati iniziarono ad abbandonare la Lehman al suo destino; infatti correvano voci sull'esposizione della banca legata ai mutui subprime e la raccolta di capitali aveva visto un brusco freno. Per rimediare la banca annunciò operazioni volte alla riduzione sull'esposizione dei mutui residenziali e commerciali del 31 e del 18%; inoltre, per ricapitalizzarsi, si diceva anche disposta a cedere il 55% degli asset della sua Investiment Managment Division
Di fatto la Lehman dovette svendere il suo patrimonio immobiliare per fare cassa registrando così delle forti minusvalenze (soprattutto nel mercato americano e concentrate nel mese di agosto). Nel day after, cioè l'11 settembre, due grandi banche si fecero avanti per aquisire/salvare la Lehman, Barclays e Bank of America, ma chiesero in cambio delle garanzie al governo americano in caso di eventuali perdite (anche la BCE chiese al segretario del tesoro Paulson di salvare la Lehman). Il tesoro americano rigettò la richiesta, anche perchè altrimenti sarebbe dovuta intervenire nel salvataggio di altre banche, come la Merril Lynch ed il Congresso era dello stesso avviso. La sorte della banca era ormai segnata ed il 15 settembre il mondo assistette alla più grande bancarotta della storia e forse anche alla più sottovalutata.
Da quel giorno iniziarono momenti difficili per il mercato finanziario, come dice Vito Spada "il complesso equilibrio tra fiducia e rischio si era rotto"; il primo settore ad andare in crisi fu quello del money market e in generale degli strumenti di investimento a breve termine; basti pensare che solo l'uso delle commercial papers negli Usa tra il 10 settembre ed il 22 ottobre diminuì di 325 miliardi di dollari. Anche le Banche Europee presto conobbero la crisi: l'Inghilterra dovette nazionalizzare il gruppo Bradford & Bingley, e la Germania dovette aprire linee di credito alla Hypo.
La paura si impadronì degli operatori, da ciò ne conseguì un calo di fiducia anche tra le stesse banche che limitarono di molto i prestiti interbancari, gli asset delle banche quotate iniziaro a deprezzarsi, i risparmiatori facevano la corsa agli sportelli per cercare di salvare i propri risparmi; lo spettro dell'insolvenza aveva innescato questo circolo vizioso. A quel punto le tre grandi autorità istituzionali in campo monetario, cioè la FED, la BCE e Bank of England (Dollaro, Euro, Sterlina) deciserò di non stare più a guardare: tagliarono i tassi sulle loro valute di 50 punti, ricapitalizzarono le principali banche e promisero di salvale in caso di bisogno. Quest'apertura di liquidità da parte delle Banche Centrali però era vincolata, infatti le banche dovevano utilizzare questi capitali su espressa richiesta delle Banche Centrali per sostenere i debiti pubblici degli Stati.
Nonostante questi interventi riparatori nel settore finanziaro, la crisi si fece sentire anche nell'economia reale e nel 2009 l'economia mondiale entrò in una fase recessiva che dura tutt'ora. Di certo questa crisi non è l'unica avvenuta nel corso della storia dell'umanità. I cicli economici si succedono nel tempo alternandosi tra periodi di prosperità e sviluppo e periodi di regressione ed incertezza. Questa, più che una legge dell'economia forse, è una legge della vita. Il cammino dell'uomo non è lineare, anzi e irto di ostacoli e pericoli, proprio come Sisifo siamo costretti a trascinare il grande masso della conoscenza su per irti pendiì, seguendo una meta che è solo un miraggio. E proprio quando pensiamo di essere arrivati in cima ci accorgiamo di essere ancora incompleti, che dobbiamo affrontare nuove sfide (e trascinare altri massi) forse per l'eternità. Non bisogna però cadere nell'errore del fatalismo, occorre ricordarsi che è sempre l'uomo l'artefice del propio destino; l'economia è legata alla nostra emotività e al nostro modo di vedere e valutare il mondo; come diceva Protagora di Abdera "L'uomo è la misura di tutte le cose".