Il presidente Dijsselbloem ha annunciato la riunione straordinaria dell'Eurogruppo via teleconferenza alle 19 di ieri per discutere la proposta greca, sempre nel pomeriggio di ieri il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha avuto un colloquio telefonico con Alexis Tsipras, lo si apprende da fonti di governo. La cancelliera tedesca Angela Merkel dichiara: "Berlino non prenderà in considerazione l'ipotesi di un terzo salvataggio per la Grecia, come proposto da Atene, prima dell'esito del referendum di domenica prossima".

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Questa mattina i mercati finanziari, orientati a una soluzione positiva, cercano il rimbalzo. Standard & Poor's ha tagliato il rating di Alpha Bank, Eurobank, national Bank of Greece e Piraeus a 'SD' (selective default) da 'CCC'. Nell'opinione dell'Agenzia di ratings senza ulteriore aiuto esterno il default delle banche, le maggiori nel Paese, è "praticamente una certezza", anche Fitch ha tagliato il rating greco.

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Difficile interpretare i segnali, la Merkel si assumerebbe una enorme responsabilità mettendo il veto ad un accordo che potrebbe arrestare almeno temporaneamente la crisi: e se domenica vincesse il "no"? Se questo fosse il risultato referendario non solo si scatenerebbe una crisi finanziaria senza precedenti e con danni che è impossibile quantificare oggi, ma si consegnerebbe politicamente la Grecia nelle mani di Pechino e Mosca e gli equilibri geopolitici sarebbero sconvolti.

La dinamica degli avvenimenti deve necessariamente far riflettere tutti i rappresentanti politici dei paesi dell'eurozona che ci troviamo di fronte ad un inevitabile cambio di passo, è giunta l'ora di mettere da parte personalismi, egoismi e presunzioni di superiorità, l'Europa può cadere come una casa di carte sotto il vento della speculazione nel giro di pochi mesi e si getterebbero alle ortiche decenni dedicati alla costruzione di una realtà sovranazionale per la quale, di volta in volta, tanti paesi e popoli hanno compiuto sacrifici che non possono essere cancellati in un attimo.

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