Il tema dei lavoratori frontalieri torna a farsi sentire nei palazzi della politica. Sono circa 62mila gli italiani che lavorano oltre il confine nazionale, per la precisione nel Canton Ticino. Un numero non determinante per fondare su di esso scelte prioritarie di politica economica, ma nemmeno da sottovalutare.

Nei confronti di questo drappello di connazionali, provenienti quasi interamente dalle province di Como, Varese, Sondrio e Verbania, è tutt'ora in vigore un Accordo stipulato dal nostro paese con la Confederazione elvetica nel 1974. Da mesi si sta lavorando ad un nuovo Accordo, che andrà presumibilmente a modificare il precedente sulle modalità di tassazione dei frontalieri.

I dubbi sul come avverrà questa modifica sono tanti e sono contenuti in diverse mozioni presentate da parlamentari del PD, del M5S, della Lega nord e di Forza Italia che si trovano, questa settimana, all'esame dell'assemblea di Montecitorio. L'obiettivo è quello di saperne di più e di far approvare un atto che costituisca per il Governo un impegno.

I punti su cui si focalizzano le problematiche attinenti ai frontalieri sono essenzialmente due: le modalità di tassazione del lavoratore e di ristorno da parte della Svizzera di quanto versato.

La situazione attuale prevede che il frontaliere venga tassato direttamente alla fonte in base alla normativa in vigore in Svizzera e non è tenuto a pagare ulteriori tasse in Italia, sulla base del divieto di doppia imposizione. Ciò che viene versato dai lavoratori italiani nelle casse della Confederazione elvetica è poi retrocesso, per il 40% allo stato italiano il quale a sua volta lo rigira a comuni e province di provenienza dei frontalieri.

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Si tratta di un importo che ammonta a 60 milioni di euro.

Il nuovo Accordo, ancora in fase di definizione, e che entrerebbe in vigore gradualmente, sembrerebbe andare a modificare entrambi questi aspetti. Quanto alla tassazione si prevede che il frontaliere paghi il 70% di tasse in Svizzera ed il 30% direttamente in Italia. Conseguenza di ciò è l'azzeramento dei ristorni da parte della Svizzera; sarà lo Stato centrale che dovrà utilizzare il 30% delle tasse incassate per ristornare questo denaro ai comuni di frontiera.

Questa nuova regolamentazione rischia di essere peggiorativa non solo per il lavoratore, ma anche per i comuni di provenienza dei frontalieri che rischiano di vedersi sottrarre i 60milioni di euro.

Su questo tema c'è molta attenzione soprattutto in quelle aree del nord Italia interessate al fenomeno e c'è soprattutto desiderio di fare chiarezza. E' diffusa, infatti, la tendenza a considerare i lavoratori frontalieri alla stregua di evasori fiscali: di loro si è parlato spesso in occasione delle discussioni in materia di scudi fiscale, di segreto bancario, di voluntary disclosure e, nell'immaginario collettivo, si è creata intorno alla figura del frontaliere, una sorta di aura negativa.

Sarà interessante capire la posizione del Governo.