Nella serata di ieri, mercoledì 28 settembre, è giunta la notizia che ha dato corpo alle diffuse indiscrezioni a riguardo: i Paesi membri dell’OPEC (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) hanno raggiunto un’intesa per calmierare la produzione di petrolio. L’accordo, frutto del vertice informale tenutosi ad Algeri, era sperato ma inaspettato, poiché - dopo ben otto anni - è il primo che prevede un taglio della produzione di greggio.

Di che riduzioni parliamo?

La riduzione totale prevista, alla quale si sono conformati anche Arabia Saudita e Iran, avversari storici, è di circa 750.000 barili al giorno, abbassando la quota giornaliera da 33,2 milioni di barili a 32,5. Il conto più salato l’ha pagato l’Arabia Saudita, promettendo un taglio di 500.000 barili al giorno dagli attuali 10 milioni, seguita poi dagli Emirati Arabi Uniti (-150.000 barili circa) e dall’Iraq (-130.000 circa).

Nigeria e Libia conserveranno le attuali quantità, come anche l’Iran, che si manterrà attorno ai 3,7 milioni di barili giornalieri rinunciando a salire a quota 4 milioni.

Quali le cause?

L’intesa raggiunta all’interno dell’Opec, però, non era per nulla scontata. Uno dei motivi di possibile scarsa riuscita era sicuramente rappresentato dalla forte resistenza di Teheran, animata dalla rinnovata libertà di azione derivante dalla fine delle sanzioni e dell’embargo.

Tuttavia, i dissapori geopolitici sono stati per una volta accantonati, dando la precedenza ai bisogni dell’economia internazionale. Le più recenti previsioni macroeconomiche, tra cui quella di Goldman Sachs, gettano un’ombra negativa sui mercati, confermando una notevole disparità tra un’offerta troppo abbondante e una domanda in continuo ribasso. La paura dell’aggravarsi di una situazione del genere, che vedrebbe il prezzo del greggio cadere a picco, ha sicuramente orientato le trattative dei grandi produttori più di quanto non l’abbiano fatto le volontà geopolitiche.

Quali le conseguenze?

La decisione dell’Opec, definita dal Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh “eccezionale”, ha avuto un effetto immediato sui mercati mondiali. Il petrolio è volato a 47 dollari al barile, toccando un picco di 49, incrementando di quasi il 6%. Le borse, di conseguenza, sono state trainate positivamente da questo aumento: ieri sera Wall Street ha chiuso in rialzo (Dow Jones +0,61%; Nasdaq +0,24%); in mattinata le principali borse europee hanno aperto con segno più, compresa Piazza Affari, che risulta la migliore, sostenuta da titoli connessi all’andamento del greggio come Eni (+3,48%).

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