Un Decreto Legge appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale riguarda Equitalia e le cartelle di pagamento. Si tratta del Decreto Fiscale che dopo essere stato vidimato dal Presidente Mattarella in persona, con la pubblicazione in Gazzetta è divenuto esecutivo. Al suo interno, la sanatoria dei vecchi ruoli e delle multe che i contribuenti hanno in pendenza dal 2000 al 2015 e la chiusura di Equitalia. Il tanto odiato Concessionario verrà sostituito da un nuovo Ente interno all’Agenzia delle Entrate e proprio su questo nuovo organismo che le voci e le indiscrezioni allarmano i cittadini.

Agenzia delle Entrate-riscossione, il nuovo mostro?

Si chiamerà proprio così, Agenzia delle Entrate-riscossione, il nuovo Concessionario alla riscossione che avrà il compito di sostituire l’operato di Equitalia.

Le funzioni, le cartelle spedite, le intimazioni di pagamento e la riscossione vera e propria saranno totalmente in mano al Fisco. In parole povere, l’Agenzia delle Entrate diventerà colei che riceverà le dichiarazioni dei contribuenti, provvederà agli accertamenti e chiederà i pagamenti ai contribuenti. Più snellezza e velocità nelle procedure che, per il Governo che ha avviato questa rivoluzione nell’ambito della riscossione, significa ridurre tempi e costi, con benefici che dovrebbero riguardare i contribuenti che risparmieranno le spese relative ai lunghi tempi tra accertamento e riscossione a cui erano soggetti con Equitalia. Su quest’ultimo aspetto, cioè sui vantaggi per i cittadini, i meno pessimisti credono che si tratterà solo di un cambio di nome, cioè che nulla cambierà da Equitalia al nuovo organismo.

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Ci sono però quelli che vedono tutto nero e che considerano il nuovo Ente come una cosa peggiorativa rispetto al recente passato. Agenzia delle Entrate-riscossione avrà accesso a tutte le banche dati, dall’anagrafe tributaria fino all’ultimo libretto o conto corrente dei contribuenti. Nulla potrà essere nascosto all’occhio attento del fisco che adesso sarà primo attore anche nel chiedere i pagamenti e nel passare alle esecuzioni forzate, i pignoramenti tento per intenderci.

Non tutto può essere pignorato

Non tutto è perduto, perché i limiti che accompagnavano le azioni di Equitalia, in molti casi, saranno validi anche per il nuovo Concessionario. Parliamo del minimo vitale, cioè quella parte di reddito di un cittadino che non può essere in alcun modo violata. La prima cifra da considerare è 672,68 euro, ma vale solo per le pensioni ed è pari ad 1,5 volte l’assegno sociale. Per i lavoratori invece non esiste soglia, anche se i creditori possono attaccare solo 1/5 dello stipendio netto.

Per Equitalia, e quindi anche per il nuovo Concessionario, la soglia scende ad 1/10 per stipendi fino a 2.500 euro, 1/7 per stipendi tra i 2.500 ed i 5.000 euro mentre 1/5 solo per stipendi più alti. Diverso il caso in cui un debitore abbia già attivo un pignoramento con Equitalia, che negli anni ne ha previsto un altro. In questo caso, per avviare la seconda trattenuta forzosa sulla busta paga, il cosiddetto pignoramento presso terzi, bisogna aver completato il pagamento del primo. Nel caso invece che la natura del secondo pignoramento sia diversa, possibile che i due si accavallino, ma non potranno erodere, sommati, più del 50% dello stipendio. Questi sono casi in cui Equitalia o altro soggetto creditore decida di attaccare il debitore sul nascere della busta paga. Il creditore però può attaccare il debitore presso la banca nella quale confluiscono i soldi dello stipendio. Per somme già depositate nel momento del pignoramento, possono essere pignorate solo quelle che superano 1.345,36, cioè 3 volte l’assegno sociale. Se il debitore ha solo quella somma in banca, prima dell’arrivo del nuovo stipendio, nulla può essere toccatogli. Gli stipendi successivi invece possono subire il taglio di 1/5.