L’inchiesta promossa dal Tesoro e dal Ministero degli Affari Interni d’australia e pubblicata lunedì 16 aprile ha portato alla luce dati significativi che smentiscono le preoccupazioni legate all’immigrazione nel paese. Non solo l’Australia risulta più ricca e piuttosto indifferente agli effetti della crisi finanziaria globale grazie ai contributi versati dagli immigrati che hanno ottenuto un visto permanente. Ora è chiaro anche che i ‘nuovi australiani’ non sottraggono lavoro ai locali, così come non interferiscono con le loro paghe, ore di lavoro e tassi di occupazione. Tuttavia la pressione della crescita demografica su infrastrutture e ambiente non deve essere sottovalutata.

Il contributo delle Permanent Visa

Dal report emerge che gli stranieri che hanno ottenuto una Permanent Visa in Australia negli anni 2014-15, contribuiscono all’incremento del tenore di vita degli australiani (0.1% del PIL pro capite) e dell’economia del Paese. Così per la produttività, di cui danno un apporto del 10%, e per l’incremento dei tassi di partecipazione alla forza lavoro.

“Il contributo dei migranti ha aiutato ad ammortizzare l’impatto complessivo della crisi finanziaria globale” ha commentato Simon Benson su The Australian. “La migrazione sta rendendo l’Australia un paese più ricco”, scrive il redattore per gli Affari Nazionali sulla prima pagina del quotidiano australiano, e sottolinea che il report “frantuma i miti-gemelli secondo cui i migranti porterebbero via il lavoro agli australiani e costituirebbero un onere per il welfare”.

La crescita in numeri

Viste le cifre relative all’ingresso permanente annuo di nuovi migranti (esclusi quindi immigrati clandestini e con visti temporanei come Student e Working Holiday Visa), è infatti emerso che essi contribuiranno all’aumento del PIL australiano di un punto percentuale annuo per i prossimi trent’anni, e allo stesso tempo apporteranno un versamento contributivo nell’arco della vita pari a circa 7 miliardi di dollari australiani.

Il report rivela quindi che gli immigrati "apportano un dividendo all’Australia grazie alle regolamentazioni politiche attuali” e migliorano “la posizione fisica del bene comune (commonwealth), dato che solitamente i migranti contribuiscono più in termini di entrate fiscali che nel riscuotere i servizi sociali offerti loro dal governo”.

Le cifre superano il miliardo in dollari australiani di versamenti contributivi per ognuna delle fasce dei visti permanenti che sono stati rilasciati in Australia nel 2014-15. Il report rivela infatti che i contributi netti stimati per la durata della vita di coloro che hanno ottenuto una Skilled Visa ammontano a 6,9 mld AUD, per la Family Visa 1,6 mld AUD e per i beneficiari delle Refugee and Humanitarian Visas 2,7 mld AUD. Nel complesso, si legge, “si stima che contribuiranno a un beneficio fiscale netto di 9,7 miliardi nell’arco di cinquant’anni”.

La pressione demografica non va sottovalutata

Tuttavia gli alti tassi di crescita demografica (il report conta il 54% di aumento della popolazione negli ultimi vent’anni) non sono da sottovalutare, per cui viene sottolineato il fatto che “è necessario trovare una soluzione per prevenire l’esistente pressione sulle infrastrutture, alloggi, congestione del traffico e ambiente che viene a intensificarsi”.

Dello stesso parere è il ministro Scott Morrison, il quale afferma a The Australian che l’impatto della crescita demografica “sarà una priorità nel budget di quest’anno“. Lo stesso Morrison, assieme ad altri membri del Gabinetto australiano, aveva ammonito Tony Abbott all’inizio dell’anno, quando il prime minister aveva annunciato la possibilità che il governo tagliasse l’ingresso annuo dei migranti di 20.000. Il membro del gabinetto sostiene infatti che invece di risolvere i numerosi problemi legati all’immigrazione riducendo gli ingressi, bisogna migliorare le infrastrutture e i servizi, ossia pianificare e gestire gli impatti della crescita.

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