I problemi dell'Italia non hanno a che fare con l'immigrazione, bensì con l'emigrazione e il calo demografico. Secondo i dati Istat tra il 2016 e il 2017 sono emigrati circa 144mila italiani di cui 25mila laureati e 56mila con titolo di studio medio-basso.

Il costo dell'istruzione

A fine 2017 il Centro Studi di Confindustria ha pubblicato un'indagine relativa al costo complessivo del percorso di studi di un giovane, dalla nascita fino a 25 anni da parte della famiglia e dello Stato.

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La stima si aggira intorno ai 165mila euro, supponendo che i 25mila laureati abbiano circa 25 anni, la perdita per questa "fuga di cervelli" corrisponde a circa 4 miliardi di euro per l'anno in cui è stata condotta la statistica.

È giusto chiamarla, appunto, "perdita", perché la maggior parte dei ragazzi che emigrano poi rimangono a vivere all'estero e favoriscono il Pil del paese che li ospita e non quello a cui devono la propria formazione. Formazione su cui l'Italia investe il 4% del proprio Pil, in Europa è la terzultima, non sorprende quindi che i giovani laureati italiani ad emigrare siano maggiori rispetto ai laureati stranieri immigrati nel nostro paese.Questo indebolisce la nostra struttura sociale "invecchiando" il paese e rallentandone la crescita demografica.

Il calo demografico

Secondo i dati Istat nel 2017 la differenza fra il numero dei nuovi nati iscritti all'anagrafe e il numero di persone decedute è negativa: -183mila persone. Purtroppo da questi dati si evince, fra i tanti problemi, anche qualche segnale di debolezza del nostro sistema sanitario nazionale, sopratutto verso le persone più anziane.

Per il terzo anno di fila, infatti, la popolazione diminuisce oltre 100mila persone rispetto all'anno precedente, secondo l'Istat quindi, l'Italia è il secondo paese più vecchio del mondo con 168,7 anziani ogni 100 giovani. La bassa natalità ha inciso quanto l'emigrazione e il desiderio di tanti giovani di costruire la propria vita altrove. E le aspettative sono molto più drammatiche, in quanto secondo una ricerca di Giancarlo Blangiardo professore ordinario di Demografia all'Università di Milano-Bicocca, se continuiamo in questa direzione nel 2047, in Italia, avremo 400mila nati e 800mila morti. È importante ribaltare questo increscioso futuro scenario sociale e solo lo Stato potrà cambiare queste sorti, investendo nell'occupazione giovanile e prestando maggiore assistenza agli anziani.