Reddito di cittadinanza: nelle ultime bozze del decreto sono previste alcune clausole di possibile decadenza dell’assegnazione dell’importo per coloro che rifiuteranno proposte di lavoro che risulteranno "congrue" e compatibili con le varie esigenze dell’assegnatario. La conferma delle novità sul provvedimento, come ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio, arriveranno sul tavolo del Consiglio dei ministri giovedì prossimo 17 gennaio.

Reddito di cittadinanza: le novità sul dl ancora in esame

Secondo le ultime bozze del decreto sul reddito di cittadinanza, ancora in esame dal Consiglio dei ministri, saranno confermati i possibili incentivi alle imprese che assumeranno lavoratori che avranno i requisiti previsti dal decreto e un'idonea regolamentazione da adottare per le offerte di lavoro che, se saranno rifiutate dal beneficiario, vedranno la conseguente decadenza del diritto all’assegno.

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Sono queste le ultime novità che trapelano dal Governo, impegnato ancora sul decreto che introdurrà dei paletti e delle regole ben precise per poter ottenere l’attesissimo reddito di cittadinanza. In parallelo l’attesa è anche per tutti i lavoratori che vorranno lasciare in un tempo più breve e in anticipo il proprio lavoro con quota 100.

Il provvedimento sul tavolo del Consiglio dei ministri il prossimo giovedì

Come abbiamo visto, la prossima data assicurata dal vicepremier Luigi Di Maio nel percorso di approvazione del nuovo provvedimento sul reddito di cittadinanza è prevista per giovedì 17 gennaio.

Secondo quanto si apprende dalle bozze, in particolare, si potrà beneficiare del reddito per 18 mesi, che potranno essere rinnovati solo se saranno rispettate alcune clausole per non far decadere l’aiuto economico. Tra queste una estremamente importante sarà quella legata al possibile rifiuto, da parte del beneficiario, di proposte di lavoro definite "congrue". Infatti l’assegno potrà decadere non più al terzo rifiuto ma anche alla prima o alla seconda proposta di lavoro non presa in considerazione dal richiedente nei primi 12 mesi.

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Insomma, da quanto è emerso, in determinate condizioni potrebbe bastare una sola proposta di lavoro rifiutata per perdere l’integrazione economica prevista dal reddito di cittadinanza. Ancora non è chiaro in cosa consisterà la "congruità" delle proposte messe in relazione alla distanza dalla propria residenza. Sicuramente il superamento dei 18 mesi comporterà che la destinazione del posto di lavoro potrà prevedere spostamenti su tutto il territorio nazionale, fatta eccezione per i nuclei familiari dove sarà accertata la presenza di minori o persone disabili.

Coloro che accetteranno il trasferimento previsto dalla proposta di lavoro avranno diritto alla fruizione del reddito per altri tre mesi come compensazione delle spese sostenute dal relativo trasferimento.