Il 2024 ha segnato un punto di svolta per la previdenza italiana: il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati sale a 1,4758, il valore più alto mai registrato. Un dato che emerge dal Rapporto Itinerari Previdenziali presentato alla Camera e che indica una fase di relativo riequilibrio del sistema.

Il peso delle pensioni di lunga durata

Accanto ai segnali positivi restano però nodi strutturali irrisolti. Sono oltre 1,5 milioni le pensioni in pagamento da più di 30 anni, con circa 400 mila assegni attivi da oltre 42 anni e più di 700 mila da almeno 40 anni.

Una eredità delle forti anticipazioni pensionistiche del passato che continua a incidere sulla sostenibilità complessiva. Secondo il report, le pensioni di anzianità e anticipate hanno una durata media superiore ai 31 anni, quelle di vecchiaia superano i 25 anni, mentre le reversibilità restano in erogazione per oltre 14 anni. Numeri che spiegano l’aumento costante della spesa previdenziale.

Spesa in crescita, ma salgono anche i contributi

Nel 2024 la spesa previdenziale supera i 286 miliardi di euro, in aumento del 7,1%, soprattutto per effetto dell’indicizzazione all’inflazione. A compensare in parte l’incremento sono però i contributi, che raggiungono 260,59 miliardi, trainati da più occupazione e salari più alti.

Pur restando negativo, il saldo del sistema mostra segnali di recupero: dai -30,72 miliardi del 2023 si passa a -25,55 miliardi. Un miglioramento che conferma l’impatto positivo del mercato del lavoro sul bilancio previdenziale.

La vera sfida e gli obiettivi: demografia e lavoro

Gli esperti parlano di un sistema oggi “complessivamente in equilibrio”, ma avvertono che la stabilità futura dipenderà dalla capacità di affrontare l’invecchiamento della popolazione e di ridurre la confusione tra previdenza e assistenza. L’Italia dovrebbe puntare a un rapporto di 1,6-1,7 lavoratori per ogni pensionato. Per arrivarci serviranno politiche industriali capaci di rilanciare la produttività, un rafforzamento delle politiche attive del lavoro e interventi mirati per aumentare l’occupazione e ridurre il mismatch tra domanda e offerta.