Natuzzi ha annunciato l'avvio della procedura di composizione negoziata della crisi per un periodo di dodici mesi, una decisione che si accompagna alla prosecuzione dell'attività produttiva in soli due stabilimenti italiani. L’ufficializzazione è avvenuta l’11 giugno 2026, durante un incontro presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, convocato dal ministro Adolfo Urso.
L’azienda ha chiarito che il piano di ristrutturazione è finalizzato al risanamento della posizione finanziaria e al ripristino di un equilibrio economico-operativo sostenibile.
A partire dal secondo semestre del 2026, le operazioni produttive negli impianti di Iesce 2 saranno sospese, mentre quelli di Graviscella e PS Santeramo subiranno un fermo temporaneo.
La riorganizzazione degli stabilimenti e il trasferimento di produzione
Secondo le comunicazioni di Natuzzi, in Italia rimarranno operativi unicamente due siti produttivi, situati a Matera e a Laterza, dove verrà ridistribuito parte del personale. La sospensione delle attività interessa tre dei cinque stabilimenti totali, mentre una quota della produzione verrà temporaneamente trasferita in Romania. L’azienda ha motivato questa scelta con l’alto costo industriale del “Polo Italia”, ribadendo l’obiettivo di ottimizzare i costi strutturali attraverso una riorganizzazione del footprint italiano.
Il piano industriale, già presentato in precedenti occasioni istituzionali, prevede che il “Polo Italia” operi su quattro stabilimenti. Tuttavia, in questa fase emergenziale, è stata decisa la sospensione degli impianti di Iesce 2, Graviscella e Santeramo a partire dal secondo semestre del 2026. Nonostante queste modifiche, l’azienda ha assicurato l’intenzione di mantenere l’intero perimetro occupazionale.
Le reazioni dei sindacati e le preoccupazioni dei lavoratori
I sindacati hanno espresso forte preoccupazione per le implicazioni della riorganizzazione, accusando la proprietà di aver infranto gli accordi presi in occasione della modifica della cassa integrazione. L’estensione di tale strumento, dal 45% al 62% del personale, era stata infatti accettata solo a condizione che la produzione non venisse delocalizzata fuori dall’Italia.
Ignazio Savino, segretario Fillea Cgil Puglia, ha sottolineato come “Questo annuncio, che si è presentato immodificabile da parte della direzione aziendale, produce effetti pesantissimi su lavoratrici, lavoratori e comunità locali”.
I lavoratori temono che lo stop produttivo, seppur annunciato come temporaneo, possa rappresentare il preludio a una chiusura definitiva degli stabilimenti coinvolti. In risposta, le organizzazioni sindacali stanno organizzando presidi e intensificando le mobilitazioni in vista dei prossimi incontri ministeriali, sollecitando un intervento risolutivo da parte delle istituzioni e del governo. Anche il segretario del PD pugliese, Domenico De Santis, e il consigliere regionale Ubaldo Pagano hanno chiesto un’azione governativa per invertire la rotta e avviare un processo strutturato di reindustrializzazione nel distretto del mobile imbottito in Puglia.