La Cgil ribadisce la propria contrarietà all'ipotesi di usare il Trattamento di Fine Rapporto (Tfr) per il pensionamento anticipato a 64 anni. Il sindacato sostiene che la misura non aumenterebbe la flessibilità previdenziale, ma scaricherebbe il costo sui lavoratori, costretti ad accettare un assegno ridotto a vita o a impiegare il proprio Tfr per raggiungere la soglia. Lara Ghiglione, segretaria confederale, ha chiarito che il Tfr è salario differito dei lavoratori, non una risorsa pubblica per riforme. La proposta è stata definita “sbagliata e, alla prova dei numeri, addirittura folle”.

Soglie di accesso e simulazioni economiche

Il sindacato evidenzia l'aumento delle soglie di accesso. Per la pensione a 64 anni, nel 2022 era richiesto un assegno pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale (1.310,68 euro mensili); nel 2026, la soglia è salita a tre volte l’assegno sociale (1.638,72 euro mensili). La Cgil argomenta che questa selettività penalizza chi ha retribuzioni o carriere contributive non elevate.

Esempi numerici supportano la tesi: con 30.000 euro di retribuzione annua e 30 anni di contribuzione, la simulazione indica una pensione a 64 anni di circa 1.110 euro mensili. Questo importo è distante dai 1.638,72 euro richiesti nel 2026. Anche con il Tfr stimato, il montante complessivo, secondo la Cgil, rimarrebbe insufficiente.

Impatto sui lavoratori del sistema misto

Le simulazioni dell’Osservatorio previdenza Cgil hanno esaminato l'estensione della pensione anticipata a 64 anni ai lavoratori del sistema misto. Per questi, necessari almeno 25 anni di contributi e un ricalcolo interamente contributivo dell'assegno (per chi ha iniziato a versare prima del 1996). Le stime indicano una perdita sull'assegno pensionistico fino al 10,6%.