La Cia Veneto ha lanciato un allarme sulla mortalità registrata tra gli ovicaprini a seguito dell’applicazione del bolo ruminale, un dispositivo previsto dalla nuova normativa regionale sui contrassegni. L’associazione agricola, intervenuta a Venezia il 10 settembre 2026, ha denunciato che fino a un terzo delle pecore venete muore per soffocamento durante il posizionamento di questo cilindro in ceramica, descritto come grande quanto un dito. La questione, che riguarda l’identificazione di pecore e capre, coinvolge direttamente gli allevatori, i veterinari autorizzati dalle diverse Ulss e la Regione Veneto.
La situazione negli allevamenti interessati è stata definita dalla Cia Veneto come estremamente critica. L’associazione ha espresso forte preoccupazione, affermando che “La situazione sta diventando drammatica, i numeri dei decessi sono a dir poco preoccupanti”. Le problematiche persistono anche quando l’operazione di inserimento del bolo viene eseguita da professionisti, ovvero i veterinari autorizzati dalle Ulss. Le segnalazioni più frequenti riguardano il soffocamento immediato durante l’inserimento del bolo, il rigetto del dispositivo nei giorni successivi all’applicazione e l’alterazione dell’attività del rumine, che causa un evidente malessere per l’animale.
Le criticità riscontrate nel comparto ovicaprino
Oltre ai decessi immediati, la Cia Veneto ha evidenziato ulteriori complicazioni. Si registrano infatti casi di animali che vomitano il bolo nei giorni successivi alla somministrazione, rendendo inefficace la procedura di identificazione. Tra le altre problematiche segnalate, figurano alterazioni significative dell’attività ruminale, un rallentamento della crescita delle agnelle e una perdita di efficacia dello strumento stesso, dovuta a smagnetizzazioni non meglio specificate. Le informazioni raccolte nel comparto ovicaprino veneto indicano una mortalità complessiva che oscilla tra il 30% e il 35% degli animali sottoposti a questa procedura. Particolarmente allarmanti sono i resoconti dal Bellunese, dove alcuni professionisti della transumanza hanno riferito di capi morti per soffocamento durante l’inserimento del dispositivo o colpiti da gravi disturbi digestivi nei giorni immediatamente successivi.
La procedura attualmente contestata prevede l’utilizzo di un bolo ceramico da 52 grammi, contenente un microchip, somministrato per via orale, affiancato da una sola marca auricolare semplice. Questo sistema rappresenta un netto cambiamento rispetto al metodo precedente, che l’associazione agricola auspica venga ripristinato. Il vecchio sistema di identificazione prevedeva l’applicazione di marche auricolari su entrambe le orecchie, con un microchip integrato in una di esse. Per gli allevatori, le criticità non si limitano alla fase di applicazione del bolo, ma si estendono alla permanenza del dispositivo all’interno dell’animale e alla sua funzionalità complessiva.