Centinaia di allevatori sardi, aderenti a Coldiretti, sono scesi in corteo a Olbia il 25 settembre 2026 per protestare contro le restrizioni e i blocchi alla movimentazione dei bovini, imposti a causa della dermatite bovina. La mobilitazione ha attraversato la via principale della città, giungendo al porto Isola Bianca, dove il comparto ha avanzato la richiesta prioritaria di sbloccare la movimentazione dei vitelli. La manifestazione si è svolta nel contesto di perduranti limitazioni sanitarie che gravano pesantemente sugli allevamenti e sugli spostamenti degli animali.

La protesta ha dato voce alle aziende che denunciano la situazione critica: stalle piene, crescenti difficoltà nella gestione degli animali e costi di mantenimento insostenibili. Gli allevatori hanno sottolineato di aver rispettato scrupolosamente tutti i protocolli sanitari richiesti, inclusa l’adesione alla campagna di vaccinazione. Nonostante ciò, contestano la persistenza di vincoli che continuano a penalizzare l’attività aziendale. Durante il corteo, è stato rilanciato il messaggio: “Noi abbiamo rispettato tutte le regole, ora pretendiamo rispetto”. Gli allevatori convivono con queste restrizioni e blocchi da oltre quindici mesi, un periodo che ha messo a dura prova la sostenibilità delle imprese agricole.

Le richieste di Coldiretti e degli allevatori

Coldiretti Sardegna ha evidenziato un’adesione massiccia alla campagna vaccinale, con circa il 98% degli allevamenti e il 97% dei bovini coinvolti. L’organizzazione chiede con determinazione la declassazione della malattia, lo sblocco immediato della movimentazione dei vitelli e un intervento coordinato da parte del Ministero, della Regione e dell’Unione Europea. Battista Cualbu, presidente regionale di Coldiretti, ha sottolineato come queste richieste siano un riconoscimento necessario del lavoro svolto dagli allevatori, che hanno diligentemente rispettato tutte le prescrizioni sanitarie e aderito alla campagna vaccinale.

Michele Filigheddu, allevatore di Arzachena, ha spiegato che la problematica riguarda una malattia che, secondo la posizione espressa dagli allevatori, continua a impedire le esportazioni di animali dalla Regione, causando ingenti danni economici.

La preoccupazione maggiore è legata alla capacità di mantenere il bestiame all’interno delle aziende: gli animali non movimentati rimangono nelle stalle, richiedendo maggiori risorse in termini di alimentazione, spazi e, di conseguenza, un aumento dei costi di gestione. La situazione è diventata insostenibile per molte realtà produttive.

Il nodo delle zone di sorveglianza e i costi

Tra i punti più contestati dagli allevatori e da Coldiretti vi è la conferma della zona di sorveglianza di 20 chilometri. Questa misura, ritenuta eccessivamente restrittiva, continua a limitare drasticamente la libertà di movimento degli animali e a imporre oneri aggiuntivi alle aziende. Luca Saba, direttore regionale di Coldiretti, ha evidenziato come la persistenza di tali vincoli, unita ai costi sostenuti dalle aziende per adeguarsi ai protocolli e per la gestione degli animali bloccati, richieda interventi urgenti e concreti.

La richiesta è chiara: una revisione delle attuali normative per permettere agli allevamenti di riprendere pienamente la loro attività, garantendo al contempo la sicurezza sanitaria e la sostenibilità economica del settore.