Il 18 settembre 2026, a Genova, durante i Portofino Talks di Philia Associates, Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e vicepresidente nazionale di Confindustria, ha criticato l’ordinanza del Tribunale di Milano sull’ex Ilva. Gozzi ha collegato il provvedimento alla possibilità di fare industria in Italia, affermando che “la decisione della Magistratura lavora contro gli interessi dell'economia e dell'industria”.

Nel suo intervento, Gozzi ha sostenuto che l’ordinanza rimette in discussione le regole operative per le imprese che rispettano i limiti dell’autorizzazione integrata ambientale.

Ha evidenziato una incertezza normativa sulle regole applicabili agli impianti e sulla prosecuzione dell’attività degli altiforni, menzionando l’attesa per il giudizio della Cassazione sull’ordinanza milanese.

La posizione della cordata italiana

Gozzi ha confermato la solidità della cordata italiana interessata agli impianti, che sta conducendo le verifiche necessarie. I rappresentanti hanno visitato Taranto e si recheranno a Cornigliano lunedì, per valutare la fattibilità di un piano industriale e ambientale sostenibile. La situazione, ha ammesso Gozzi, è “molto difficile, estremamente difficile”, a causa dell’incertezza delle regole prevalente.

Il presidente di Federacciai ha specificato che l’interesse della cordata si concentra sulla laminazione a caldo e a freddo, escludendo l’area a caldo.

L’eventuale ingresso sarà ponderato dopo il completamento delle verifiche. Gozzi ha collegato la questione all’indotto generato dalle attività dell’area a caldo, ribadendo la distinzione tra l’interesse della cordata e le sezioni dell’impianto coinvolte nel dibattito sugli altiforni.

Ordinanza, area a caldo e autorizzazione ambientale

Il dibattito si inserisce nel contesto giudiziario relativo all’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Il 28 luglio 2026, la Corte d’appello di Milano, sezione imprese, ha emesso un’ordinanza che impone lo spegnimento di tale area entro 90 giorni. La decisione è giunta accogliendo il reclamo dell’associazione Genitori Tarantini e di altre formazioni civiche. La decisione è stata motivata da preoccupazioni relative a emissioni nocive e alla presenza di a.