La Lega, attraverso il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, ha ufficialmente rilanciato la proposta di una pensione anticipata a 64 anni, un'iniziativa che, secondo le stime, comporterebbe un costo di 1,5 miliardi l'anno. Questa ipotesi, presentata a Roma il 9 settembre 2026 durante l'evento "A Tua Difesa - Verso la finanziaria 2027", mira a introdurre un canale sperimentale triennale per i lavoratori con contributi versati prima del 1996. L'Inps, infatti, prevede che questa misura potrebbe interessare una platea di circa 80 mila pensioni aggiuntive all'anno.

Durigon ha chiarito le implicazioni finanziarie della proposta, affermando che "ci sarà un impatto di 1,5 miliardi l'anno" sulle casse dello Stato. Oltre all'aspetto economico, il sottosegretario ha evidenziato il potenziale beneficio per il mercato del lavoro. L'uscita anticipata, infatti, potrebbe favorire un significativo ricambio generazionale, rendendo il sistema più dinamico ed efficiente. Questa visione include anche la possibilità di affiancare tale misura all'ingresso di giovani lavoratori con una tassazione agevolata, ipotizzata al 5%.

Dettagli della proposta: il sistema misto e le condizioni

Il punto focale della riforma proposta è l'estensione della possibilità di accesso alla pensione a 64 anni anche ai lavoratori che rientrano nel cosiddetto sistema misto.

Si tratta di coloro che hanno versato contributi prima del 1° gennaio 1996, a differenza dei "contributivi puri" (coloro che hanno iniziato a versare dopo tale data) per i quali il canale di uscita a 64 anni è già operativo. La misura sarebbe interamente volontaria, lasciando al singolo lavoratore la scelta di aderire, e richiederebbe un requisito minimo di 25 anni di contribuzione effettiva.

Una condizione imprescindibile per accedere a questa forma di pensionamento anticipato è l'accettazione del ricalcolo interamente contributivo della pensione. Questo significa che l'intero assegno verrebbe calcolato con il metodo contributivo, includendo anche le quote maturate nel periodo precedente al 1996, quando vigeva il sistema retributivo.

Tale ricalcolo potrebbe, di conseguenza, influenzare l'importo finale della pensione. Inoltre, è prevista una soglia economica minima: l'assegno pensionistico lordo dovrà raggiungere almeno tre volte l'ammontare dell'assegno sociale. Considerando che nel 2026 l'assegno sociale è pari a 546,24 euro, la soglia minima richiesta sarebbe di 1.638,72 euro lordi mensili.

Integrazione con il TFR e le prime simulazioni

Per i lavoratori che, pur rispettando i requisiti contributivi, non dovessero raggiungere la soglia economica minima con la sola pensione pubblica, la proposta introduce una soluzione innovativa: l'utilizzo di una parte del TFR (Trattamento di Fine Rapporto). Questo capitale verrebbe trasformato in una rendita integrativa, con l'obiettivo di colmare la differenza e permettere il raggiungimento dell'importo mensile necessario per accedere all'uscita anticipata.

L'ipotesi riguarda il TFR accantonato presso l'Inps, sebbene i dettagli relativi alle modalità operative e alla precisa platea dei beneficiari siano ancora in fase di definizione.

In merito ai potenziali impatti, l'Osservatorio previdenza della Cgil ha già elaborato alcune simulazioni, aggiornate al 6 settembre 2026. Queste analisi sono state condotte su tre specifici profili di lavoratori con 64年年