La provincia di Torino registra una crescita inferiore rispetto alle altre province del Piemonte, pur mostrando segnali incoraggianti sul fronte delle medie imprese. Questa dinamica emerge con chiarezza dalle pagine del Rapporto Giorgio Rota 2026, un'analisi approfondita dedicata a "Torino, il decennio decisivo", presentato ufficialmente il 16 settembre 2026. Il documento colloca il territorio torinese in una fase di espansione economica limitata se confrontato con il resto della regione. Questa situazione si inserisce in un contesto più ampio, dove il Piemonte, nell'arco di quasi trent'anni, ha accumulato una crescita reale pari a 12 punti percentuali, un dato significativamente inferiore ai 27 punti percentuali registrati dalla Lombardia nello stesso periodo.

Il rapporto evidenzia un marcato divario anche tra il capoluogo piemontese e altre importanti città del Nord Italia. Nell'arco di quindici anni, il valore aggiunto pro capite di Torino è aumentato di soli 188 euro. Nello stesso lasso di tempo, Milano ha registrato un incremento di quasi 10mila euro, mentre Bologna ha visto il suo valore aggiunto pro capite crescere di 6mila euro. Il quadro delineato non viene qualificato come un vero e proprio declino, bensì come una condizione di immobilità. Sebbene la provincia di Torino mantenga il primato come maggiore economia del Piemonte, la sua traiettoria tra il 2008 e il 2023 è stata quasi piatta, con una crescita pari allo 0,5%. Altre province piemontesi, al contrario, hanno dimostrato risultati più dinamici, con Cuneo che si distingue come l'esempio più evidente di vitalità economica.

La trasformazione dell'economia torinese e le sue sfide

Tra le motivazioni principali di questa performance economica emerge la profonda trasformazione di un sistema tradizionalmente fondato su una grande industria di forte impatto. L'economista Giuseppe Russo collega questa eredità storica alla nascita di nuove opportunità e settori più diversificati. Tuttavia, la velocità di questo cambiamento non si è rivelata sufficiente a permettere a Torino di superare le altre province piemontesi in termini di crescita. Il documento pone quindi l'accento sulla necessità di un passaggio decisivo da un modello industriale concentrato verso una struttura economica più articolata e resiliente.

In questo scenario, il ruolo delle medie imprese assume un'importanza cruciale.

La loro densità nel territorio torinese rimane inferiore rispetto a quella di altre province italiane, un dato che riflette una specificità storica del tessuto produttivo locale. Nonostante ciò, il rapporto registra un aumento di questa componente produttiva, riconosciuta come una delle forze trainanti dell'economia italiana. Un confronto territoriale del 2023 mostra che la provincia di Torino contava 23,6 medie imprese ogni 100mila abitanti. Nello stesso anno, Bologna ne registrava 51,1, Padova 55,6 e Brescia ben 62,6. Questa significativa distanza conferma il ritardo del territorio torinese rispetto ad aree produttive del Nord Italia caratterizzate da una presenza più diffusa e consolidata di imprese di dimensione intermedia.

Il futuro economico di Torino, secondo le analisi, dipenderà sempre meno dall'attesa di nuove decisioni industriali legate a grandi nomi e sempre più dalla capacità delle imprese di medie dimensioni di crescere, innovare e affermarsi in autonomia. La sfida per il capoluogo piemontese e la sua provincia è quella di consolidare questi segnali positivi, favorendo un ambiente in cui il tessuto imprenditoriale possa diversificarsi ulteriormente e sviluppare una maggiore resilienza, superando la storica dipendenza da un unico grande committente e abbracciando un modello di sviluppo più distribuito e innovativo.