Famiglie e imprese del Molise si troveranno ad affrontare un costo aggiuntivo stimato in 6,4 milioni di euro per l'acquisto di benzina e gasolio nel mese di ottobre 2026, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questa previsione, elaborata dalla Cgia di Mestre e basata su dati forniti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, emerge nonostante l'introduzione di un tetto ai prezzi dei carburanti da parte di alcune compagnie petrolifere.
L'analisi territoriale evidenzia una disparità significativa nell'impatto economico.
La provincia di Campobasso è quella che subirà l'aggravio maggiore, con un aumento stimato di circa 4,9 milioni di euro. Per la provincia di Isernia, invece, l'incremento previsto è di circa 1,5 milioni di euro, posizionandola all'ultimo posto nella graduatoria provinciale relativa a questa stima. L'incremento dei costi dei carburanti pesa in modo particolare sui lavoratori pendolari. Si sottolinea infatti che “a pagare il prezzo più alto sono i pendolari, soprattutto quelli che vivono in aree poco servite dal trasporto pubblico e per cui l'auto è l'unica alternativa reale per raggiungere il posto di lavoro”.
L'impatto economico in Molise
Il confronto tra ottobre 2026 e ottobre 2025 rivela un esborso complessivo maggiore per il Molise, quantificato in 6,4 milioni di euro.
Questa cifra si distribuisce in maniera non uniforme tra le due province della regione. Campobasso assorbe la quota più consistente dell'aumento, con 4,9 milioni di euro, mentre Isernia registra un incremento di 1,5 milioni di euro. Questi dati sono stati elaborati considerando i consumi di benzina e gasolio e la dinamica dei prezzi rilevata attraverso le informazioni ministeriali.
L'incidenza maggiore si osserva per i pendolari residenti in zone con scarsa copertura del trasporto pubblico, dove l'utilizzo dell'auto privata è spesso l'unica opzione per gli spostamenti quotidiani, inclusi quelli legati all'attività lavorativa e d'impresa. L'aumento del costo dei carburanti incide direttamente sulle spese ordinarie di chi dipende da benzina e gasolio per le proprie esigenze.
Tetto ai prezzi: iniziative e limiti
Il tetto ai prezzi dei carburanti, menzionato nel contesto degli aumenti, non rappresenta un obbligo generalizzato per tutti i distributori, ma piuttosto un'iniziativa commerciale specifica di alcuni operatori. Eni, ad esempio, ha annunciato un limite di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro al litro per il gasolio. Questa offerta è valida sulla rete Enilive a partire dal 28 settembre 2026 per un periodo di 30 giorni, con possibilità di proroga. Non si tratta, quindi, di uno sconto imposto a tutti i distributori sul territorio nazionale.
Anche IP ha comunicato l'introduzione di un limite progressivo ai prezzi, sebbene non sia stata indicata una cifra unica né un elenco completo degli impianti aderenti.
Per quanto riguarda Q8, al momento, non risulta un annuncio ufficiale che specifichi prezzi e date per iniziative analoghe. Un confronto tra i prezzi medi rilevati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il 29 settembre 2026 e il tetto stabilito da Eni suggerisce un potenziale risparmio su un pieno da 50 litri di circa 6,80 euro per la benzina e di 7,25 euro per il gasolio.
A complicare ulteriormente il quadro, dal 6 ottobre 2026 scadrà il taglio fisso dell'accisa sul gasolio. L'eventuale applicazione di un'accisa "mobile" dipenderà da un decreto che, al momento della stesura, non è ancora stato pubblicato. Questa incertezza normativa contribuisce a rendere più complessa la previsione dei costi futuri per i consumatori e le imprese.