I prezzi mondiali delle materie prime alimentari hanno registrato un incremento dell’1,5% a settembre 2026 rispetto al mese precedente. Questo aumento, comunicato il 2 ottobre 2026, è attribuibile a preoccupazioni meteorologiche e a interruzioni nei trasporti. Su base annua, i listini mostrano una crescita del 5,8%.

Il quadro attuale è influenzato dalle tensioni su energia, trasporti e materie prime alimentari essenziali. Le perturbazioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Nero, insieme agli shock climatici, esercitano una pressione significativa su questi settori, come evidenziato dal capo economista Maximo Torero.

Cereali e zucchero: i principali motori del rialzo

L’Indice dei prezzi dei cereali ha segnato un aumento del 5,1% rispetto ad agosto, posizionandosi su una media superiore del 17,2% rispetto a settembre 2025. Nello specifico, i listini del grano sono cresciuti del 6,3%, quelli del mais del 5,6% e quelli del riso dell’1,4%. Le difficoltà nelle rotte marittime dello Stretto di Hormuz e del Mar Nero sono tra i fattori che contribuiscono a questa pressione sui prezzi dei cereali.

Anche gli oli vegetali hanno registrato una crescita dello 0,9% su base mensile. In controtendenza, i prezzi della carne suina e del pollame sono diminuiti dell’1,1%, mentre i prodotti lattiero-caseari hanno subito un calo dello 0,1%.

L’Indice dello zucchero ha visto un notevole aumento del 6,1% rispetto ad agosto, sostenuto dalle aspettative di una contrazione delle forniture globali per la stagione 2026/27.

Prospettive per la produzione e il commercio di cereali

La previsione per la produzione mondiale di cereali nel 2026 indica una diminuzione del 2,1% rispetto al 2025. Nonostante questo calo, il raccolto si configurerebbe comunque come il secondo più abbondante mai registrato, dopo quello del 2025. Le scorte di cereali alla fine della stagione 2027 sono stimate rimanere invariate rispetto ai livelli di apertura.

Il commercio mondiale di cereali è previsto in calo del 3,5% rispetto al livello record della stagione 2025/26.

Per il grano e il mais, le esportazioni potrebbero subire una riduzione più marcata del previsto, a causa delle restrizioni che interessano le rotte marittime del Mar Nero e dell’insufficiente capacità di trasporto alternativa disponibile.