Dal 6 ottobre 2026, le accise sul gasolio subiranno un aumento di 6,1 centesimi. Questa variazione entra in vigore con la scadenza dello sconto fiscale sui carburanti, applicato fino al 5 ottobre 2026, e non sarà mitigata dal meccanismo delle accise mobili. La ragione principale di questo rincaro è la mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale Mase-Mef, un atto normativo essenziale per destinare l’extragettito IVA alla riduzione delle accise.
Il quadro, definito a Roma il 5 ottobre 2026 alle 22:23, evidenzia chiaramente l'assenza del provvedimento richiesto per attivare la compensazione fiscale.
Senza tale decreto, il rincaro dell’accisa sul gasolio diventa automaticamente effettivo dal giorno successivo. La scadenza in questione riguarda l’ultimo sconto fiscale sui carburanti, introdotto dal governo Meloni il 16 settembre 2026, e segna la fine del periodo in cui un beneficio fiscale aveva alleggerito il costo del gasolio.
Il mancato decreto Mase-Mef e l'aumento delle accise
Il fulcro della questione risiede nel decreto interministeriale Mase-Mef, il cui intervento era atteso. Questo provvedimento avrebbe permesso di utilizzare l’extragettito IVA per contenere le accise e controbilanciare la cessazione dello sconto fiscale, un meccanismo di fondamentale importanza. Tuttavia, in assenza della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il meccanismo delle accise mobili non può essere attivato, lasciando invariato il carico fiscale.
Di conseguenza, per il gasolio, l’aumento di 6,1 centesimi scatterà regolarmente a partire da martedì 6 ottobre 2026.
Questa è la prima volta da marzo che la misura fiscale sui carburanti viene completamente meno, segnando un cambiamento significativo. I precedenti tagli fiscali erano stati introdotti con il primo decreto legge approvato in risposta alle conseguenze della guerra Usa-Iran, un periodo di incertezza economica. La data del 5 ottobre 2026 sancisce, dunque, la definitiva conclusione del beneficio fiscale ancora in vigore sul gasolio, in assenza di un intervento sostitutivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro la mezzanotte, come previsto.
L'andamento dei prezzi alla pompa e il ruolo delle compagnie
Nelle settimane precedenti, si era osservata una progressiva diminuzione delle quotazioni alla pompa, un fenomeno attribuibile anche all'adozione di un price cap diretto da parte delle principali compagnie petrolifere. Il governo aveva optato per la strategia della moral suasion, esortando gli operatori del settore a intervenire attivamente per attenuare l'impatto del caro-carburante sui consumatori. In questo contesto, la flessione dei prezzi è stata principalmente attribuibile all'iniziativa proattiva delle maggiori società del settore petrolifero.
Eni, ad esempio, ha implementato un price cap sulla propria rete di distribuzione, fissando il prezzo della benzina a 1,99 euro al litro e quello del gasolio a 2,19 euro.
Tale misura ha avuto una validità iniziale di 30 giorni, con la possibilità di proroga. A questa iniziativa si sono unite altre importanti realtà del mercato, come Ip, Q8 e Tamoil, che hanno progressivamente esteso gli sconti ai propri distributori, contribuendo in modo significativo alla discesa complessiva dei prezzi al dettaglio.