Una mobilitazione significativa ha interessato il settore olivicolo del Gargano, con circa una cinquantina di trattori partiti da Carpino, nel Foggiano, per dirigersi verso il casello di Poggio Imperiale sull’A14. Il corteo ha attraversato la superstrada Garganica, portando all'attenzione pubblica le gravi difficoltà che affliggono gli olivicoltori.
La protesta, svoltasi il 13 ottobre 2026, è stata innescata dal caro carburante, dall’aumento generalizzato dei costi di produzione e dalla profonda crisi che sta colpendo l’olivicoltura, un comparto considerato tra i più importanti per l’economia locale del Gargano.
A questa manifestazione hanno aderito anche numerosi produttori che già il giorno precedente, il 12 ottobre, avevano partecipato a una più ampia contestazione a Carpino, dove centinaia di trattori avevano sfilato per le strade del centro garganico.
Guido Cusmai, rappresentante di Orgoglio Olivicolo, ha sottolineato l'ampia partecipazione alla manifestazione, affermando che “Gli olivicoltori di tutto il Gargano partecipano alla manifestazione”. Il comitato olivicolo del Gargano, che include comuni come Carpino, Cagnano Varano e Vieste, ha così espresso la sua preoccupazione. Orgoglio Olivicolo aveva già portato l'allarme sul comparto in piazza a Bari il giorno precedente, e le richieste di aiuto al mondo politico erano iniziate già nel mese di maggio.
Il corteo di mezzi agricoli ha raggiunto pacificamente l’area di Poggio Imperiale, concentrandosi nei pressi del casello autostradale per la protesta.
La crisi dell'olivicoltura: costi insostenibili e prezzi dell'olio
Al centro della mobilitazione vi è la preoccupazione per l'imminente avvio della campagna olearia e per il prezzo dell’olio, come evidenziato dal sindaco di San Nicandro Garganico, Matteo Vocale. La questione cruciale sollevata dagli olivicoltori riguarda il rapporto tra costi e ricavi, sintetizzato dalla dichiarazione: “Non conviene più produrre perchè i costi di produzione per i nostri olivicoltori sono più alti di quelli che potrebbero essere i guadagni”.
Durante la mobilitazione del 12 ottobre a Carpino, i produttori avevano denunciato quotazioni dell’olio extravergine d’oliva all’ingrosso che si aggirano intorno ai 4 euro.
Tale prezzo è stato giudicato ampiamente insufficiente a coprire le crescenti spese aziendali, rendendo l'attività non più sostenibile.
Tra le voci di costo che gravano pesantemente sui bilanci degli agricoltori figurano il gasolio agricolo, l'energia elettrica, i costi di molitura delle olive, la manodopera, i concimi, i prodotti fitosanitari, le reti, le cassette e le attrezzature. Il carburante agricolo, in particolare, è stato indicato come una delle spese più gravose e, nella protesta di Carpino, i produttori hanno segnalato che può incidere per oltre il 40% sui costi complessivi della raccolta.