Gli ultimi sondaggi di stima dei possibili risultati delle prossime elezioni europee previste per maggio testimoniano come ci sia un grosso equilibrio tra le forze in campo: Pse e Ppe risultano in questo momento sostanzialmente in pareggio, visto il 28,5% dei socialisti e il 28,4% de popolari. Si tratta di valutazioni ancora tutte da confermare, sia chiaro, ma ciò che appare certo è che l'Europarlamento vedrà una formazione spaccata con una differenza di pochissimi seggi.

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Ma che peso avranno i partiti che sono dichiaratamente contrari all'idea attuale di Europa?

Innanzitutto va detto che in tre paesi sui sei che hanno fondato l'Unione Europea i partiti critici nei confronti dell'euro hanno serie possibilità di ricevere un consenso sostanzioso.

In particolare il Partito della Libertà di Wilders in Olanda, il Front National in Francia e il Movimento 5 Stelle in Italia sono dati in forte crescita e anche i liberali austriaci di Heinz-Christian Strache , associati alla destra ostile all'euro, hanno reali e concrete chance di essere il partito più votato.

Analizzando nello specifico la situazione italiana si vede come il M5S viene stimato attorno al 23%, quota che farebbe guadagnare al non partito pentastellato la bellezza di 20 seggi all'Europarlamento. La stessa Lega Nord, negli ultimi mesi salita alla ribalta per la posizione fortemente critica nei confronti dell'Euro e orientata al ritorno alla Lira, sembra guadagnare un consenso tale da fargli superare la soglia di sbarramento del 4%. Una crescita di questi sentimenti anti-europeisti che paradossalmente sembrerebbe favorire  la sinistra riformista: i partiti No Euro sopracitati, fatta eccezione per il M5S, provengono infatti dall'area di destra e, di fatto andranno a provocare un salasso di voti proprio a quella parte politica.

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Proprio per questo a beneficiarne potrebbe essere soprattutto il candidato del Pse Martin Schulz, già espressosi a più riprese sull'importanza che l'Europa (e l'Euro) non vengano messi in dubbio.