Una Dichiarazione congiunta per invitare l'Europa a percorrere la strada verso l'Unione politica. Questo è il contenuto del documento che i Presidenti delle Assemblee parlamentari di Italia, Germania, Francia e Lussemburgo, hanno consegnato in anteprima al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. In una fase in cui l'Unione Europea, tra la faticosa uscita dalla recessione economica, il “caso Grecia” e l'emergenza migranti che continua a non dare respiro a molti Paesi, mostra preoccupanti scricchiolii, la dichiarazione “Più integrazione europea: la strada da percorrere”, può rappresentare il giusto mezzo per rilanciare quel progetto di unione politica naufragato insieme a quello della Costituzione Europea ad inizio anni duemila.

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Proprio il fatto che la firma del documento da parte di Laura Boldrini e dei suoi omologhi Lammert, Bartolone e Di Bartolomeo sia avvenuta il 14 settembre scorso, contemporaneamente al primo mancato accordo per la ripartizione dei migranti nei paesi comunitari secondo quote predefinite, sembra essere un segnale che quattro dei sei Paesi fondatori della Comunità vogliono lanciare nei confronti dei partner.

Mattarella spera nella collaborazione dei 28 Paesi membri

Il Presidente Sergio Mattarella ha ovviamente accolto con entusiasmo la dichiarazione di intenti dei quattro Paesi, osservando come le situazioni di crisi a cui l'Unione Europea è stata esposta negli ultimi anni, abbiano rivelato che i singoli Stati non possano più affrontare da soli questi problemi. «Per le sfide di oggi e del futuro servono non solo politiche comuni, ma anche istituzioni comuni - ha dichiarato il Capo dello Stato - Il documento che viene firmato quest'oggi contiene un appello particolarmente autorevole, perché è firmato dai Presidenti di quattro Parlamenti, espressione della sovranità popolare. I Parlamenti hanno una sensibilità particolare nell'indicare le prospettive future e gli orizzonti ideali.

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Il mio auspicio è che alle firme dei Parlamenti dei quattro Paesi fondatori seguano quelle degli altri Parlamenti».