Secondo quanto riportato i funzionari delle Nazioni Unite in Serbia si aspettano ben 7.000 profughi pronti ad attraversare la Macedonia fino alla Serbia meridionale nelle prossime 24 ore. A nord, nei pressi di un varco della recinzione al confine con l'Ungheria dove migliaia di persone stanno attraversando, momenti di tensioni sono scoppiati ieri per i rifugiati che, frustrati nell’attesa del trasporto, hanno lanciato bottiglie contro la polizia ungherese la quale ha risposto sparando gas lacrimogeni.

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All'inizio della giornata i rifugiati avevano rotto linee di polizia passando in un centro di detenzione vicino alla recinzione di confine. I soccorritori stanno lottando per tenere il passo con il flusso di profughi in Serbia settentrionale dove i rifugiati stanno arrivando, si stanno preparando campi di fortuna mentre decidono come attraversare il confine con l'Ungheria e viaggiare fino l'Austria.

La maggior parte hanno detto ch vogliono andare in Germania. Infatti ha stupito l’affermazione della cancelliera Angela Merkel “che si potranno accogliere fino a 500.000 richiedenti asilo all'anno”.

La squadra dell'UNHCR (Alto Commissariato Nazioni Unite per i Rifugiati) ha visitato il campo serbo all’interno di una fabbrica di mattoni abbandonata alla periferia nord della Serbia ed hanno trovato migranti che dormono in mezzo alla spazzatura senza acqua potabile a sufficienza, cibo o servizi igienici. "Quando i rifugiati e i richiedenti asilo vengono a nord della Serbia, che già hanno avuto un lungo viaggio, sono stanchi e disperati", ha detto Niklas Stoerup Agerup.

Fin’ora  i soccorsi sono focalizzati sulla Serbia meridionale, dove i cittadini privati ​​stanno portando cibo e beni di prima necessità.

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Ma è la paura quella che si legge negli occhi di questa povera gente. Come la storia di Jalil Khalili, un afgano di 21 anni che è arrivato senza un soldo lunedì alla fabbrica di mattoni: spera di raggiungere la Gran Bretagna dove lo aspetta sua moglie. Le autorità britanniche lo deportarono in Afghanistan due anni fa.

 "Ho paura ", ha detto Khalili alla squadra dell'UNHCR, "Ho paura di quando arrivo a Londra. Forse hanno intenzione di riportarmi ancora una volta in Afghanistan ".