Un nuovo "Muro" è sorto per dividere il mondo, un nuovo muro invalicabile protetto e sorvegliato a vista per impedirne il passaggio: a differenza del famoso muro di Berlino, questo non divide a metà una nazione o una città, ma si erge sul confine tra due stati, Ungheria e Serbia, ed il suo scopo è semplice, impedire l'accesso in Ungheria a migranti e rifugiati provenienti dalle zone di guerra situate in Medio Oriente, migranti e rifugiati in fuga da una terra devastata dalla guerra, costretti a lasciare la propria terra, la propria casa, in molti casi la propri famiglia, per poter vivere ancora da uomini liberi.

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Una lunga marcia della speranza che parte dall'Afghanistan, dall'Iran, dalla Siria, attraversa l'Anatolia ed i Balcani, per poi giungere alle porte dell'Europa, e lì restare impantanati nella burocrazia dei campi di accoglienza serbi, imprigionati dietro una lunga recinzione di filo spinato che corre per oltre 175 chilometri al confine tra Ungheria e Serbia.

Un muro, una recinzione quella al confine ungherese, innalzata in pochissimi giorni su iniziativa del governo di Viktor Orban, primo ministro ungherese in carica dal 2010, ormai a fine mandato e che giustifica l'azione come un "atto di difesa" per scongiurare questa "invasione".

Tuttavia l'iniziativa presidenziale sembra non tener conto di quella che fu la sua formazione politica, quando nei primi anni 90 militò tra le fila degli attivisti del "movimento per i diritti civili" attivo nei Balcani nel corso della guerra che insanguinò la regione per quasi un decennio. Sembra anche aver dimenticato di quando, durante il suo precedente mandato presidenziale 1998-2002, Orban portò a compimento due grandi ed importanti traguardi che ebbero effetti diretti sull'attuale situazione del Medio Oriente: Orban infattipromosse l'avvicinamento dell'Ungheria all'Unione Europea e nel 1999 alle missioni ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan, e appoggiando l'intervento militare degli Stati Uniti nella guerra in Iraq, entrambi interventi militari che contribuirono a destabilizzare importanti aree, favorendo la nascita di movimenti "terroristici" che oggi, proprio in quelle aree,costringono milioni di persone alla fuga.

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Al di la di facili moralismi, la decisione di Orban di erigere un muro di cinta al confine con la Serbia sembra essere appoggiata dalle varie potenze europee tra cui Germania, Austria, Svizzera e Francia, che lasciano sia l'Ungheria a negare il diritto d'asilo a rifugiati di guerra, uomini donne e bambini in fuga dalla propria terra, costretti a fuggire.

Ad oggi, in Serbia sono giunti più di 90 mila rifugiati, 23 mila dei quali soltanto nelle ultime settimane ed il numero sembra essere destinato a crescere; i centri d'accoglienza nei Balcani iniziano ad essere troppo saturi perché la cosa possa evolvere positivamente.

L'Europa e l'Unione Europea sono fondate sul principio e sull'idea di una pace duratura sul suolo europeo, in nome di questi principi è giunto il momento di intervenire onde evitare la nascita di un nuovo conflitto che ormai da temo aleggia nel suo nero mantello, sui cieli d'Europa.