A Berlino si vota il 18 settembre, e la leader di estrema destra, Frauke Petry, punta ad entrare nel Parlamento regionale. Petry ha 41 anni ed è un'ex insegnante di chimica, come Angela Merkel, la rivale sorpassata nelle elezioni del Meclemburgo-Pomerania del 4 settembre. Si definisce liberal-conservatrice e rifiuta l'epiteto di nazista, che si è guadagnata in seguito ad affermazioni xenofobe contro i migranti clandestini, da mandare "su un'isola".

Il suo partito, Alternative fuer Deutschland (Afd), porta con sé un vento populista, che sta attraversando anche la Germania.

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Contro l'euro, ma non contro l'Unione Europea, Petry vorrebbe chiudere le frontiere. Un ritornello noto ai populisti europei. L'ex insegnante, però, è una donna oltre che una conservatrice e punta, quindi, sui temi femminili.

Come? In senso anti-femminista. No all'aborto, sì alle famiglie numerose e tradizionali (lei ha 4 figli anche se è divorziata). Sono questi i leitmotiv della donna che sfida la cancelliera tedesca.

Conservatrice e populista come Theresa May. Il primo ministro del Regno Unito ha preso il posto di David Cameron in una "finale" vinta a tavolino. La sua rivale, Andrea Leadsom, si è ritirata dopo una gaffe su temi femminili: "Ho figli e sono più interessata di lei a cosa accadrà dopo la Brexit" aveva detto, in sintesi, Leadsom, senza sapere però che l'avversaria politica di figli non ne ha potuti avere. Un punto al femminile per la May, che dei temi femministi però non si cura molto.

Ritorno alle vecchie "scuole di grammatica". Mentre guida l'ultima "rivoluzione" che ha scosso l'intera Europa - la Brexit - le cui trattative sono rimandate proprio in attesa delle elezioni tedesche, Theresa May decide di puntare tutto su un tema ultra populista: una scuola più meritocratica.

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E lo fa da vera conservatrice, con un ritorno al passato che spazza via le ultime riforme di Tony Blair e prende a modello il sistema scolastico degli anni '50.

Scuole di élite da una parte, scuole tecniche dall'altra. Un po' come nell'Italia postunitaria. Alle prime, anche dette "scuole di grammatica", gli alunni accedevano a 11 anni con test d'ingresso: una volta superato, gli veniva garantito un brillante futuro universitario. Un futuro riservato al massimo al 25% degli alunni; una percentuale in cui la leader dei Tory, figlia di un pastore luterano, è riuscita a rientrare.

Una scuola per tutti: la proposta populista di May. La selezione, secondo il primo ministro, dovrebbe garantire la meritocrazia nel Regno Unito. Le scuole di grammatica sono infatti pubbliche, a differenza dei migliori istituti britannici del momento, privati e costosissimi. Il problema, però, le fanno notare in molti, è che i ricchi avranno comunque più soldi per prepararsi alle difficilissime prove di accesso. Soldi che andranno ai professori privati.