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Robert Goodwill, ministro inglese dell'Immigrazione, ha annunciato l'avvio del progetto che prevede la costruzione di un nuovo e grande muro anti-migranti (great wall) a Calais, lungo l'autostrada N216. Lo scopo è quello di impedire ai rifugiati dell'immenso campo profughi di superare le barriere provvisorie, di giungere al porto francese e di imbarcarsi alla volta di Dover. Il muro, lungo circa un chilometro ed alto quattro metri, sarà completato entro la fine dell'anno e richiederà un costo di circa 2,5 milioni di euro: solo una parte dei 17 milioni che Francia ed Inghilterra hanno riservato, nel marzo di quest'anno, ad un pacchetto di misure di sicurezza nei confronti del problema immigrazione. 

Il segretario inglese per gli affari interni Amber Rudd, incontratasi a Parigi lo scorso 30 agosto con il politico francese Cazenueve, ha confermato il sostegno economico inglese alla Francia, allo scopo di arginare il problema dei circa 9.000 migranti residenti nel campo di Calais, noto anche come "The jungle".

La Rudd ha anche respinto fermamente la richiesta avanzata dal capo di regione Bertrand (appoggiata anche dall'ex presidente Sarkozy) di annullare il trattato di alleanza reciproca "Le Touquet" e di aprire nel Regno Unito un centro per registrare i richiedenti asilo. 

Eppure i cittadini e lavoratori (soprattutto camionisti) di Calais, che pretendono lo sgombero definitivo della "giungla", non sembrerebbero rimasti soddisfatti dell'incontro, poiché nei giorni scorsi hanno protestato, causando disagi stradali e minacciando di bloccare il porto. Questo il loro sfogo: "Non siamo razzisti, ma non vediamo altra soluzione".

Persino nel Regno Unito, la notizia della costruzione del muro ha suscitato reazioni negative: Richard Burnett, direttore esecutivo della RHA (Associazione Autotrasportatori), ha definito questo progetto come uno spreco di soldi, che dovrebbero invece essere utilizzati per rafforzare i corpi di polizia e i controlli lungo le strade.

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Membri del Partito laburista lo definiscono come una "proposta alla Trump". Infatti, allargando lo sguardo verso il resto dell'Europa, è impossibile non notare come queste soluzioni anti-migranti stiano prendendo piede in maniera sempre più allarmante: dopo le recinzioni tra Serbia ed Ungheria, oggi l'Austria blocca la richiesta d'asilo e schiera lungo il confine 2.200 soldati.