A Mosca, il 15 settembre 2026, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha espresso una valutazione positiva riguardo alla proposta avanzata dal presidente statunitense Donald Trump. La proposta mira a una sospensione reciproca degli attacchi tra Russia e Ucraina contro i rispettivi impianti energetici. Peskov ha definito l’iniziativa "una buona idea", sottolineando tuttavia che una tale misura, sebbene apprezzabile, non sarebbe sufficiente a risolvere le problematiche complesse che gravano sull’esportazione dei prodotti petroliferi e sulla loro immissione nei mercati mondiali.
La posizione del Cremlino si concentra sulla proposta di fermare gli attacchi diretti contro le strutture energetiche e le raffinerie. La formulazione espressa da Mosca chiarisce che la sospensione dovrebbe riguardare sia le offensive russe sia quelle ucraine contro gli impianti energetici. Peskov, nel suo intervento, ha specificamente collegato il tema all'export dei prodotti petroliferi, circoscrivendo la discussione alla circolazione dei carburanti e al loro impatto sui mercati internazionali. Questo approccio, tuttavia, non suggerisce una soluzione onnicomprensiva per le sfide legate alle forniture globali di energia.
La posizione del Cremlino sulla proposta
Il portavoce Peskov ha esplicitamente collegato il giudizio favorevole alla sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche alla più ampia questione degli impianti coinvolti nel conflitto.
Sebbene l’eventuale interruzione degli attacchi sia considerata un elemento positivo, la posizione del Cremlino evidenzia che questa misura da sola non risolverebbe la problematica cruciale dei prodotti petroliferi destinati ai mercati mondiali. Il messaggio proveniente da Mosca stabilisce una chiara distinzione tra l’apprezzamento per la proposta di Trump e la valutazione delle sfide persistenti che influenzano le esportazioni di energia.
È opportuno ricordare che in un precedente intervento, datato 14 settembre 2026, il Cremlino aveva già manifestato un accoglimento favorevole all’appello di Trump, il quale invitava l’Ucraina a cessare gli attacchi contro gli impianti russi dedicati alla produzione di gasolio.
In tale occasione, Peskov aveva affermato che qualsiasi appello volto a fermare le offensive contro le infrastrutture economiche civili sarebbe stato ricevuto positivamente. Il riferimento specifico era alle strutture russe per la produzione di diesel e agli impatti delle operazioni condotte tramite droni ucraini contro le raffinerie petrolifere.
Il contesto sugli impianti e sul mercato energetico
Il contesto di queste dichiarazioni si inserisce in una serie di eventi recenti. Già il 13 settembre 2026, Donald Trump aveva rivolto un invito diretto al presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy, esortandolo a non colpire le infrastrutture russe destinate alla produzione di diesel. Trump aveva motivato tale richiesta sostenendo che gli attacchi in questione stavano contribuendo a generare una carenza di.